Fa strano ma oggi possiamo dirlo: il Bologna è la miglior squadra italiana tra Champions ed Europa League. L’ha dovuta vincere tre volte, questa epica battaglia dalle mille emozioni. Prima 1-0 poi 3-1 e infine 4-3 in una maratona di resistenza fisica e mentale che rimarrà nella storia e nella memoria a lungo. L’eurosfida di ritorno con la Roma è stata una partita bellissima, drammatica, dominata poi buttata e poi riacciuffata con una tenacia e una caparbietà da grande squadra. Dentro un simile tumultuoso e adrenalinico flipper non si può stare a pesare col bilancino miope anche i tanti errori che hanno contribuito a rendere questi 120 minuti uno scontro ad altissima intensità e pathos. E il Bologna ne è uscito vincitore meritatamente perché alla fine ha avuto più fisico, più qualità, più collettivo, più benzina, più testa e più voglia della Roma che, dopo aver incredibilmente rimontato fino al 3-3, s’è spenta quando sembrava che i rossoblù potessero crollare emotivamente, prigionieri di una sindrome: potevano restare schiacciati dall’ansia di aver gettato al vinto una partita sontuosa, un 3-1 in trasferta ineccepibile, potevano finire di nuovo nella spirale delle proprie fragilità anche mentali che quest’anno è costata tante dolorose assurde sconfitte. Invece il Bologna si è ribellato a questo destino, non s’è rassegnato alla sola bella figura e ha avuto la forza pazzesca di riprendersela ancora, quella partita, e se la Roma avesse fatto 4-4 il Bologna avrebbe segnato ancora e ancora e ancora come in una partita di tennis senza supplementari per tutta la notte. “Una vera impresa”, ha ragione Italiano nella sua definizione. Un’impresa di squadra, di carattere, di calcio e poco importa dunque sottolineare le sbavature di Vitik o Freuler o Tizio o Caio e così pure i cambi di Italiano che, ammettiamolo, hanno sconcertato, forse hanno davvero complicato tutto facendo il favore alla Roma di togliere i due peggiori suoi nemici, Castro e Rowe che avevano martoriato, scombiccherato e umiliato la difesa giallorossa. Alla fine però conta il risultato e conta che un duetto tra Dallinga e Cambiaghi, i due subentrati e fino ad allora poco incisivi, l’abbia invece decisa al 111’. Tutti da elogiare e menzioni speciali, oltre che per i marcatori, anche per Ravaglia, Lucumi, Joao Mario, Pobega e Ferguson. Più che fare un nuovo Dall’Ara, il Bologna dovrebbe portarsi via l’Olimpico, teatro di tante strepitose performance negli ultimi anni. Ieri sera ha avuto la forza di metterselo in tasca questo stadione che fa tremare le gambe, resistendo all’onda d’urto che il tifo giallorosso ha alzato almeno tre volte: il Bologna ha patito, aspettato e per ben tre volte è riemerso da uno tsunami che avrebbe potuto spazzarlo via. Sono cose da gente di livello, queste. Non poteva certo bastare, dopo aver rimpicciolito la Roma sul 3-1, a quel punto accontentarsi di averla sfidata alla pari all’Olimpico. Meritava proprio un finale degno, questa prova che in qualche modo fotografa la stagione di un Bologna dalle pericolose tendenze suicide, capace però stavolta di reagire ai propri errori, rimediare, superare i propri limiti e dire che sì, si può ancora fare, sempre. E dunque il 16 aprile si torna per la terza volta in un anno e mezzo a Birmingham, partita di ritorno, qualcosa che non si augura a nessuno nella vita, ma che ora sembra invece una prospettiva meravigliosa. Chissà che questa non sia la volta buona contro l’Aston Villa (ancor più favorito della Roma), a patto però di fare qualcosa di maiuscolo all’andata giovedì 9. Il Bologna ‘26 si è confermato una squadra più europea che italiana e fa male il pensiero, davanti all’attuale Europa difesa ieri contro ogni pronostico, che la prossima Europa stia andando perduta in campionato. Chissà che l’Olimpico non dia la spinta a un’altra impresa in 9 partite.I quarti di finale di Europa League consolano e compensano in parte degli obiettivi falliti invece prematuramente nelle altre competizioni. Bologna e il Bologna avevano bisogno di qualcosa di buono, in questa stagione fin qui più agra che dolce. Bisognava fare ancora qualcosa di speciale, com’è successo all’Olimpico. Serviva una serata come questa per ridare colore e sapore a una stagione normale che però, dopo le sbornie e le ebrezze precedenti, inevitabilmente era stata percepita peggio del dovuto. Il Bologna fa un po’ disperare ma anche, ancora, tanto sognare. Istanbul resta lontana, ma è più vicina.
