MILANO – “Con Evaristo Beccalossi se ne va uno dei simboli più amati dell’Inter degli anni Ottanta. Sapeva accendere San Siro con giocate imprevedibili e talento puro. Proprio in questi giorni ne parlavo con Beppe Baresi, che fra noi ex compagni era quello più in contatto con lui. Non stava più bene, già dall’anno scorso. Si ritroverà in cielo con il suo grande amico Nazzareno Canuti". Beppe Bergomi, suo compagno di squadra in nerazzurro, ricorda così Evaristo Beccalossi, morto oggi a 70 anni.
Che giocatore era Beccalossi?
"Sono quei calciatori che hanno qualcosa in più, che fanno innamorare la gente, del calcio e di una maglia. Era genio, talento e fantasia. Se ne va un pezzo importante della storia dell’Inter e del calcio italiano".
Che rapporto avevate?
"Bello, dentro e fuori dal campo. Eravamo vicini di casa a Milano, andavamo dallo stesso benzinaio. Era appassionato di auto: ne aveva di bellissime e venerava i campioni degli sport motoristici. Mi ricordo che pianse quando morì Villeneuve". Al di là del campione, che persona era? "Curioso, intelligente, sempre pronto a scherzare. Era appassionato di calcio giovanile, in modo sincero. Gli piaceva riconoscere e coltivare il talento".
Com’era affrontarlo in allenamento?
"Marcarlo era complicatissimo. Portava palla e calciava con entrambi i piedi. A me davano da curare più Spillo del Becca, e tutto sommato era meglio così, per le mie caratteristiche". Avrebbe meritato la Nazionale? "Si sarebbe meritato di giocare un grande torneo in azzurro, certo. Ma la vita è fatta di scelte e per i ct non è mai facile decidere, quando c’è tanto talento. Evaristo ha fatto una bellissima carriera e ha regalato ai tifosi interisti momenti indimenticabili".
