Torino – Un Torino immerso nella contestazione, con il presidente Urbano Cairo scortato dalla Digos e una camionetta della Polizia a presidiare lo stadio nel giorno della presentazione di Roberto D’Aversa. È stata l’ennesima giornata surreale in casa granata e non per il cambio in panchina, visto che siamo al ventitreesimo dell’era Cairo. L’ambiente è in aperta contestazione, la squadra gioca in uno stadio semideserto ed è stata risucchiata ufficialmente nella zona retrocessione: nella notte il Filadelfia, l’impianto in cui si allenano Vlasic e compagni, è stato sporcato da un carico di letame depositato dai tifosi con uno striscione che equipara la sostanza scaricata al presidente granata e alla squadra. Eppure, il numero uno del club non accenna a vacillare, nonostante le scuse (“sono dispiaciuto mi scuso con i tifosi del Toro, da parte mia c'è la volontà di invertire la rotta, di fare le cose al meglio”) e la solita litania secondo cui sarebbe “disposto a vendere il Torino se si presentasse qualcuno più bravo e ricco di me”. Nel frattempo, la stagione rischia di compromettersi dopo settimane di cocciutaggine nel confermare la fiducia a Baroni, fino al cambio in panchina dopo il crollo per 3-0 a Marassi contro il Genoa.

La contestazione, la cessione del club, la questione stadio

Quando si racconta il Torino, troppo spesso si pensa ai risultati del club e non tanto alla programmazione, alla voglia di crescere e di guardare al futuro con serenità. A dicembre, infatti, scadrà la proroga di utilizzo dello Stadio Grande Torino di proprietà del Comune, con cui il club vorrebbe entrare in trattativa per l’acquisto dell’impianto: “Si poteva vendere lo stadio solo da gennaio per la questione ipoteche – è stata la spiegazione di Cairo che, però, non regge di fronte all’annullamento delle stesse a giugno 2025 -. Ci siamo incontrati ed è cominciato un rapporto per vedere quali possano essere le valutazioni”.

Cairo: “Pronto a vendere se arriva uno più bravo e ricco di me”

Difficile però capire chi entrerà in questo impianto se la contestazione continuerà: “Ho già detto un anno e mezzo fa che ero disponibilissimo a mettere in vendita il Toro se ci fosse stato qualcuno più bravo di me a fare investimenti milionari. A oggi non ho ricevuto offerte, nessuno si è presentato. Più che dire pubblicamente che sono disponibile a considerare una vendita del Toro non so cosa fare". Dare un mandato per la cessione? “Quelle sono questioni private”. Prosegue poi tirando fuori il concetto di responsabilità, lo stesso per cui “quando sei il presidente di una società importante come il Toro devi passare in mezzo alle fiamme, fare le cose con responsabilità, e cercare di spegnere il fuoco”. Forse sarebbe stato più saggio non accenderlo e non alimentarlo con dichiarazioni provocatorie come quella sull’acufene, paragone scelto per rappresentare le proteste dei tifosi. La missione speciale di D’Aversa Più che per conoscere D’Aversa, in realtà è stata l’occasione per presentare il Toro e il suo momento difficile al tecnico salentino, chiamato a risollevare le sorti di una squadra che forse non era stata progettata per ben altri palcoscenici, come si sente da qualche parte, ma di sicuro non per lottare nei bassifondi: “Chiaramente si spera sempre di iniziare dall'estate, ma in questo caso nel momento in cui a quattro mesi dalla fine del campionato ti chiama il Torino devi rispondere presente – ha spiegato il nuovo tecnico dopo aver salutato il suo collega Baroni -. Perché penso che si possa incidere anche in quattro mesi visto che la squadra non occupa la posizione che merita per l'organico a disposizione”. La strada che porta alla salvezza non può essere quella battuta fino a oggi: “Il dato che fa più riflettere sono i nove clean sheet ma la peggior difesa del campionato. Questo è un aspetto da migliorare, non subire gol ti porta a una determinata posizione di classifica. In questo momento bisogna riportare un po' di entusiasmo, ragionare su quanto siamo fortunati. Quando c'è un cambio di allenatore la squadra subisce uno scossone importante, devo dargli certezze, entusiasmo migliorando gli aspetti necessari”. Se la squadra è lo specchio della società, sarà durissima.