Nello sport italiano ha fatto tutto. Ha guidato il Coni e la Federcalcio, fino allo scandalo di Calciopoli. Di certo non c’è nessuno che conosca gli intrighi del palazzo del calcio meglio di Franco Carraro, 86 anni passati con il potere tra le dita. "Ct, dopo le elezioni sarà tardi per decidere“ “Apprezzo Gravina, ma ha sbagliato a dimettersi, sono molto preoccupato dalla sua decisione, indipendentemente da chi sarà il presidente”, dice adesso, forte di un’esperienza politica iniziata nel 1962, quando a neanche 23 è diventato presidente della federazione di sci nautico, e fino al 2018 quando ha lasciato il posto al Senato. “Indipendentemente da chi sarà il presidente, bisogna sbrigarsi a scegliere un nuovo ct, potrebbero farlo le componenti del calcio con la supervisione di Coni e Ministero: se decidi ad aprile hai delle possibilità di convincere i migliori, il 22 giugno quando ci saranno le elezioni rischi che quelli bravi abbiano già scelto cosa fare. Per esempio un anno fa, capendo che Spalletti non andava bene, si poteva chiedere ad Allegri di aspettare prima di impegnarsi”. "Quando Gravina volle Vialli in nazionale” Carraro fu l’uomo che scelse Lippi, l’uomo Mundial. A Gravina riconosce il merito di un contributo importante, forse determinante, nell’ultimo Europeo: “Dopo il successo a Wembley chiamai Mancini per fargli i complimenti per il successo e per la scelta di Vialli, lui mi confessò che a volerlo era stato proprio Gravina. E Gianluca è stato fondamentale: quando non ha più potuto sostenere la Nazionale a causa della malattia per cui poi è scomparso, la squadra non è più stata la stessa, con loro due aveva trovato una sua personalità. Insieme Mancini e Vialli hanno costruito un miracolo in stile Sampdoria”. L’esperienza di Tommasi Inutile provare a stuzzicare Carraro sulla possibilità di rimettersi in gioco, a distanza di dieci mesi da quando si propose per ereditare il Coni da Malagò: “Non scherziamo, ho 86 anni”. Non esclude però che questa possa essere la volta di un calciatore: “Se un bravo calciatore ha sviluppato una certa esperienza manageriale se ne può parlare. Un esempio è Damiano Tommasi che amministrando la città di Verona ha dimostrato di essere una figura ormai strutturata. Un calciatore va bene se ha imparato a fare il manager, altrimenti no”. Il rischio Europei 2032 Ma Carraro avverte anche sui rischi politici a cui può andare incontro la Federcalcio: “Tra sette mesi vanno consegnati i dossier per gli Europei del 2032 e il dossier rischia di essere debole, molto debole. I nostri stadi devono fornire garanzie alla Uefa, dove il vice presidente non è più il nostro presidente federale. Oggi l’importante è che il calcio sia unito: se oltre che debole, è anche diviso, è la fine. Ma per essere eletti alla guida della Federcalcio bisogna prendere i voti: è la democrazia, bellezza”.