Como – Stefano parla delle trasferte in Serie D come fossero ricordi in bianco e nero. «Erano campi, non stadi. Ho visto partite seduto su sedie di plastica da gelateria. Castellazzo Bormida, Borgaro Torinese, Scanzorosciate». Eppure nelle foto che mostra sul telefono, con la sciarpa blu al collo, non era molto più giovane di adesso. Sono passati solo sette anni, e si ritrova in cima a un paracarro, come qui di solito si fa per aspettare il Giro di Lombardia. A passargli davanti questa volta è la parata Champions del Como. Saranno anche stranieri, ma quei calciatori che salutano da sopra i due pullman scoperti diretti in piazza Cavour, come fanno le squadre che vincono qualcosa di grande, li chiamano tutti per nome: Sergi, Jacobo, Nico, «che, magari, il Real Madrid ce lo lascia un anno ancora». E ovviamente Cesc, il capo, che in catalano si dice cap, in comasco regiù.

La strana massima del presidente Mirwan Suwarso

L’eroe locale è ancora Pietro Vierchowod, campione del mondo 1982, figlio di un prigioniero di guerra russo. Le bellezze del Lago sono familiari a imprenditori e turisti d’ogni parte del mondo. La famiglia Hartono non poteva scegliere posto migliore per investire. E non è solo un fatto di passaporti. Nella città dell’architetto Antonio Sant’Elia, autore del Manifesto dell’architettura futurista, non sconvolge la massima controcorrente del presidente Mirwan Suwarso: «I risultati della squadra mi lasciano indifferente». Già iniziati i lavori per il nuovo stadio Lo diceva ai tempi dei dilettanti, quelli delle sedie di plastica appunto, e lo ripete oggi, mentre le ruspe abbattono la vecchia curva del Sinigaglia per fare posto alla nuova, che da ottobre potrà ospitare i tifosi del Real Madrid o del Manchester United. Il club aveva indicato Reggio Emilia come sede, in previsione dei preliminari di Conference, ma per l’inizio della Champions avrà la sua nuova casa. Quello che conta per il presidente, che in una vita precedente produceva film, è il “disegno”, parola che preferisce a “progetto”: comprare giocatori sotto i 24 anni, Diego Carlos e Khun sono eccezioni; contenere il costo della rosa, dieci squadre in serie A pagano di più i loro calciatori; e vedere una bella partita quando si va allo stadio. Bella come gli schizzi di Sant’Elia. E il calcio di Fabregas è futurismo in purezza: geometrie, velocità, ma anche disadorna praticità. Il suo Como in Serie A ha la miglior difesa, come il Milan di Sacchi. Le rivoluzioni semplici della proprietà Anche fuori dal campo, la proprietà del Como fa cose rivoluzionarie ma semplici, dal finanziamento dello storico cinema Astra, per consentirne la riapertura, alle pinte medie alla spina offerte ai tifosi nei bar cittadini nelle sere di partita. «Sembra solo una birretta, ma è molto di più. È un dono di ospitalità a chi abita la città», dice Roberto, barista al Panino Buono, in centro. Per Cremonese-Como ha servito centocinquanta tifosi. Presto lancerà un cocktail ispirato al Como, o una polibibita, come le chiamavano i futuristi nei caffè del lungolago: Blue Curaçao e gin del posto. Una miscela come quella che il ds Charly Ludi immagina per il futuro del club: calciatori internazionali già pronti, e giovani cresciuti nel vivaio, anche perché la Uefa lo pretende. Altra imposizione dell’istituzione di Nyon, nella vicina Svizzera, è il rispetto del Financial fair play. Centocinque milioni di passivo nell’ultimo bilancio sono troppi, ma un accordo si troverà. Una squadra che ha foto ricordo a colori delle trasferte a Castellazzo Bormida, scattate con l’iPhone 11, avrà pur diritto a un po’ di pazienza per fare quadrare i conti?