La restaurazione dell’ortodossia nerazzurra è completa. Parlando di «pazza Inter», Cristian Chivu ha chiuso un cerchio aperto sette anni fa. Era l’agosto del 2019 quando Steven Zhang, al tempo presidente, dichiarò che la sua Inter sarebbe stata «no more pazza». Da allora, a San Siro non ha più risuonato Amala, inno alla follia calcistica, con buona pace del vicepresidente Javier Zanetti, che nel 2003 l’aveva registrato assieme ai suoi compagni. «È un fatto di dna. Rimontare due volte in pochi giorni il Como è roba da pazza Inter. Certe cose non si cambiano», ha detto Cristian Chivu dopo la vittoria di San Siro, che ha spedito i nerazzurri in finale di Coppa Italia.
E con lo scudetto numero 21 virtualmente sul petto, nessuno può contraddire l’ex terzino sinistro del triplete, il ragazzo col caschetto, l’allievo di Mourinho, che quando bisognava sollevare il morale della squadra frullata dal 5-0 di Monaco pareva Confucio, ma che a sentirlo adesso sembra lo Special One. «L’Inter è sempre stata pazza. Sappiamo chi siamo, certe cose se sei cresciuto qui dentro le sai», dice il quarantacinquenne di Resita. Il rinnovo di contratto «L’Inter agli interisti», esultano i tifosi sul web, consapevoli, come Nanni Moretti in Palombella Rossa, di quanto le parole siano importanti. «Chivu non lo dirà mai, ma se alleni giocatori forti come quelli dell’Inter, sei sempre vicino a vincere», lo ha punzecchiato Fabregas, che i dirigenti nerazzurri la scorsa estate avrebbero voluto alla Pinetina e che, in quattro incroci con l’Inter in stagione, ha perso tre volte e pareggiato una. E invece Chivu lo ha detto subito: «Se siamo qui è grazie ai ragazzi, rendono tutto possibile». Non hai bisogno di farti i complimenti da solo, quando a farteli sono tutti, compresi quelli che dieci mesi fa si chiedevano cosa avrebbe combinato un allenatore con appena 13 panchine in serie A. La risposta è nella corsa in campo con cui il tecnico ha festeggiato il 3-2 segnato da Sucic, destro di piede schierato a sinistra, buttato in campo in una partita da raddrizzare. I cambi sono una delle specialità di Chivu, che in campionato dai giocatori entrati in corsa ha ottenuto 12 reti, oltre un sesto dei 78 gol dell’Inter, 30 in più di Napoli e Milan, appaiate a 48. La differenza reti dei nerazzurri è +49, e anche per questo l’intenzione in estate è confermare in toto l’attacco. Così come l’allenatore, il cui contratto deve essere rinnovato: il tecnico ha firmato fino al 30 giugno 2027 per 2,5 milioni a stagione, un terzo di Conte, la metà di Allegri e Spalletti. L’inter vuole blindarlo, i lavori sono già in corso. Vicario Per il resto, qualcosa l’Inter dovrà fare in ogni reparto, senza vincoli di modulo. Nelle giovanili nerazzurre e a Parma il tecnico amava la difesa a quattro, e chissà che non voglia tornarci, almeno come opzione di backup. Di certo, la rivoluzione comincerà dalla porta. È Vicario, oggi al Tottenham, il candidato a sostituire Sommer. E al Pepo Martinez, Chivu ha mandato un messaggio pubblico: «Avrebbe potuto avere più opportunità in stagione, se non è accaduto, sa il perché». Una forma fisica non perfetta. Qualche ritardo di troppo agli allenamenti. Mancanze su cui probabilmente il Chivu filosofo di inizio stagione avrebbe sorvolato. Ma non il Chivu di adesso, che più cresce e più somiglia a Mou, l’ultimo ad avere centrato all’Inter il double, scudetto e Coppa Italia.
