Torino – Damien Comolli parla a viso aperto: di sé, di Spalletti, dell’algoritmo, del futuro della Juventus. Si esprime ancora in inglese, ma ormai l’italiano lo mastica a sufficienza per una battuta di spirito: “È più difficile lo spallettese”. E non è facile accettare l’esito dell’annata: “Mi prendo la piena responsabilità. È frustrante perché abbiamo portato cambiamenti, ma fallito nei risultati. Abbiamo gettato le basi, però non possiamo scappare dal fallimento”. Come lo si affronta? “Spalletti non ci dorme la notte e neanch’io. Abbiamo deluso tifosi e azionisti. Detto questo, ho fiducia cieca in tutto lo staff. Dobbiamo fare qualche piccola deviazione, ma il piano non cambia. Vorrei che tutti lo capissero”. John Elkann lo ha capito? “Parlo con lui diverse volte a settimana. Gli ho spiegato quello che avevamo in mente, gli ho detto che ne abbiamo parlato anche con Spalletti e che siamo allineati sugli aggiustamenti da fare”. Vale a dire? “Dovremo vendere un giocatore in più di quelli che avevamo in mente. Entrambi hanno detto che ha un senso. Questo non significa che ci indeboliremo: ogni giocatore ceduto verrà sostituito da uno di pari livello, se non superiore”.

Venderete Yildiz?

“Di sicuro no”. Di quanto tempo ha bisogno per il suo progetto? “Servono 3-5 anni, ma non potrei guardarmi allo specchio se non portassi risultati prima”. Ha temuto di fare la fine dei dirigenti del Milan? “No”. È previsto un aumento di capitale? “Non c’è la necessità. E se anche ci fossero i soldi di una ricapitalizzazione non potremmo spenderli perché entro luglio avremo chiuso il settlement agreement con l’Uefa, che avrà due conseguenze: una sanzione economica e una sportiva che riguarda le liste Uefa. In pratica, la squadra che presenteremo a settembre dovrà avere un costo inferiore a quella dello scorso febbraio”.

Lei e Spalletti andate d’accordo?

“Sono sorpreso da certe informazioni. Sono false. Il mio rapporto con Luciano è costante e di buona conversazione, anche a livello individuale. Da dicembre a oggi abbiamo condiviso piani, nomi, strategia. Sui giocatori arrivati a gennaio eravamo d’accordo. Lui ci ha detto quelli che vorrebbe per la prossima stagione e quindi è totalmente coinvolto. Anzi, è più informato di me su quello che il ds Ottolini sta facendo. Se Luciano dice ‘che ne dite di questo?’, noi vediamo se possiamo permettercelo oppure no”. Il futuro resta Spalletti? “Lavoriamo insieme da appena 7 mesi, non ci conoscevamo prima, ma sono io che ho raccomandato il suo nome perché sono convinto che sia la persona giusta. Ecco perché ho insistito per il prolungamento del suo contratto senza aspettare la fine del campionato”. Elkann medierà tra voi due? “Il suo compito di azionista di maggioranza non è interferire tra me e l’allenatore. Vuole solo che tutto funzioni. Siamo adulti, dobbiamo risolvere i problemi per conto nostro”.

È sempre convinto dell’algoritmo?

“Una delle squadre che ha avuto più successo (il Como, ndr) usa i dati, quindi vuol dire che funzionano. Abbiamo presentato dei nomi che anche il settore scouting apprezza, approva e pensiamo abbiano la personalità giusta. Luciano mi ha chiesto se c’è un modo per analizzare scientificamente la personalità e io gli ho risposto di sì, in Europa c’è chi lo fa, per esempio valutando il linguaggio del corpo. Lui era molto incuriosito. Poi so che certi dati li puoi filtrare con un clic ma c’è un aspetto mentale specifico per la Juve. Al Liverpool si basano totalmente sui dati, hanno conquistato tre finali di Champions ma quest’anno sono arrivati quinti: dipende anche da quello che senti tra testa, cuore e stomaco”. Farete incetta di svincolati? “Se uno è a parametro zero tanto meglio, se no lo paghiamo”. Come spiega il fallimento degli acquisti dell’estate scorsa? “Non voglio cercare scuse, ma erano stati presi per Tudor, poi con Spalletti è cambiato il tipo di gioco. I giocatori possono perdersi, è difficile passare da una cultura all’altra”. A che punto siete con Vlahovic? “Vorremmo andare avanti, come non so. Ci ha detto: vediamoci alla fine della stagione. Questo è quanto”. Quanto cambierete la squadra? “Abbiamo una base forte, vogliamo proteggerla e farla crescere in carattere e personalità”.

L’obiettivo sarà subito lo scudetto?

“È mettere la squadra nella condizione di vincere. Non sappiamo quando sarà, non può essere tra cinque anni, però non posso dire se sarà l’anno prossimo o quello dopo, dipende anche dai piani della concorrenza. Sarebbe arrogante dire oggi che a settembre saremo da scudetto”. Senza Champions sarà più difficile attrarre calciatori? “Finora nessuno ci ha detto che non verrà per quello. Vogliono la Juventus perché è la Juventus. Non è la Champions l’elemento dirimente”.