Due calci d’angolo evidenti negati nel primo tempo alla Lazio. Poca roba, rispetto agli errori arbitrali che possono avvenire in un campo da calcio, ma le sviste sono state davvero plateali, nella semifinale d’andata di Coppa Italia tra la squadra di Sarri e l’Atalanta, all’Olimpico.
Gli errori dell’assistente
Responsabile delle imprecisioni l’assistente Bindone, ma il capitano della Lazio, Danilo Cataldi, ha esposto le sue (civili) proteste all’arbitro, il signor Manganiello. Un dialogo pacato, con il direttore di gara che ha messo le sue mani sulle spalle del giocatore: “Ci stiamo giocando la vita”, gli ha detto Cataldi, Manganiello è stato conciliante ma non ha potuto correggere l’errore del suo collaboratore.
I limiti delle modifiche dell’Ifab
L’arbitro non avrebbe potuto tornare sui suoi passi neanche se fossero entrate in vigore le modifiche dell’Ifab decise nell’assemblea del 28 febbraio e che saranno applicate dai prossimi Mondiali. Quanto ai calci d’angolo, infatti, sarà possibile la revisione della sala Var soltanto se verranno erroneamente assegnati, non quando non saranno concessi per un errore di campo. La regola, insomma, interviene soltanto a favore di chi si difende, per evitare la segnatura di una rete da un calcio d’angolo inesistente. Un po’ come accade per l’intervento nel caso del secondo cartellino giallo. Il Var potrà intervenire soltanto per revocarlo e non per far comminare una seconda ammonizione a un giocatore che ha commesso un fallo meritevole della sanzione che porterebbe all’espulsione.
