I sogni muoiono all’alba, ma anche il fiato a quell'ora non se la passa bene. Dopo l’ennesima sconfitta interna l’Aquila Calcio, club militante nel girone F della Serie D, ha ordinato allenamenti alle 6.30 del mattino, una punizione psicologica e corporale tra Fantozzi e Full Metal Jacket. Tutti in castigo, alba tragica nell’ora in cui i calciatori ronfando sognano una versione hot del dai e vai. Il Perugia in ritiro nell’ex convento Segnale forte, si dice in questi casi. Che però rimanda ad altri diktat con sfumature spesso comiche. Luciano Gaucci una volta mandò i giocatori del Perugia in ritiro in un ex convento assai sgarrupato, sul cucuzzolo di un’amena località non rintracciabile nella cartina geografica. I poveretti trovarono un inginocchiatoio nella hall dell'albergo: lo presero come un messaggio. Gaucci probabilmente non aveva visto il cult “Mezzo destro mezzo sinistro”, con la Marchigiana che - per ovviare a una crisi - finisce in un convento, trovando comunque modo di divertirsi parecchio. Il Bayern in campo alle 5 del mattino Quel diavolo di Felix Magath, l’uomo che silenziò la Juventus ad Atene nella finale della Coppa dei Campioni del 1983, da allenatore del Bayern Monaco una volta fissò l’allenamento alle cinque del mattino. Magath era noto con il soprannome di Quälix, un gioco di parole tra il suo nome, Felix, e il verbo “Quälen”, che in tedesco significa torturare. Da noi il sergente di ferro per eccellenza è stato Eugenio Bersellini, che sequestrò Evaristo Beccalossi e lo tenne in ostaggio per una settimana alla Pinetina. Gli obiettivi? Disciplina, perdere peso, smettere di fumare. Nessuno dei tre fu raggiunto, ma l'Inter quell’anno (1980) vinse lo scudetto.
Anconetani, i materassi e le carte
Il vulcanico - aggettivo che nelle cronache immancabilmente lo precedeva - dunque il vulcanico Romeo Anconetani negli anni 80 prendeva a scappellotti i giocatori del Pisa e li mandava in ritiro all’Hotel Villa delle Rose di Pescia. Quelli, appena saputo del ritiro, maledicevano il mondo. Anconetani aveva ordinato materassi durissimi, così da punire la squadra - sogni d’oro anche no - e magari scongiurare acrobazie dei suoi trequartisti con fanciulle occasionali. Il grande Romeo faceva sparire anche i mazzi delle carte da gioco e ordinava di togliere le televisioni dalle sale.
La Ruota della Fortuna di Rangnick
Sembrano cose d’altri tempi, invece i tempi vanno in replica. Il venerato maestro Ralf Rangnick, uno dei più ammirati santoni del calcio moderno, anni fa al Lipsia inventò la “Ruota della Fortuna”, che - governata dal Caso - distribuiva ai giocatori penitenze e colpe da espiare. Del tipo: gonfia i palloni. O anche: per un pomeriggio lavora come commesso allo store del club. Fino a: tocca a te tenere pulito lo spogliatoio. Il Padova, l’hotel in campagna e l’agriturismo Avanti: il presidente del Lusitania, club portoghese di terza serie, di recente dopo una sconfitta ha fatto scendere i calciatori dal pullman e ha ordinato: a casa ci andate a piedi. E così è stato, in fila per sei con il resto di due. Succede a Padova, primi anni 80: il presidente Pilotto scova un hotel nella profonda campagna padovana e lì manda in ritiro pre-partita la squadra. C’è bisogno di concentrazione, il Padova sta lottando per la C1. Si accorge troppo tardi che dietro all’hotel c’è il miglior agriturismo della zona. E ai calciatori basta girare l’angolo del parcheggio per banchettare a botte di bigoli al ragù.
La bilancia di Spinelli
È a tavola che fanno gruppo, altro che. Ci sono padri-padroni alla Benito Fornaciari/Alberto Sordi del “Borgorosso Football Club” come Aldo Spinelli che anni fa spedì il Livorno in ritiro punitivo a Tirrenia e si convinse che la squadra perdeva perché i calciatori erano tutti sovrappeso. Così li convocò tutti davanti alla bilancia. Poi c’è anche chi va controcorrente. Anni fa il presidente del Pontedera Luciano Barachini, a fronte di una striscia negativa della squadra, radunò tutti in un night club. Farne divertire undici, per educarne cento. Aveva osato troppo. La domenica successiva il Pontedera prese un’imbarcata di gol, senza nemmeno la consolazione di una lap dance.
