Ha fatto in tempo a vedere l’Inter vincere il 21° scudetto, Evaristo Beccalossi. L’ex centrocampista nerazzurro è morto nella notte tra martedì e mercoledì all’età di 69 anni (ne avrebbe compiuti 70 il 12 maggio). Era ricoverato all’ospedale Poliambulanza di Brescia, la città dove era nato nel 1956. Le sue condizioni di salute erano peggiorate da quando, nel gennaio 2025, era stato colpito da un'emorragia cerebrale che lo aveva costretto al coma per 47 giorni. I funerali si svolgeranno venerdì 8 maggio, alle ore 13:45, nella Chiesa Conversione di San Paolo, a Brescia. La camera ardente sarà aperta presso la Fondazione Poliambulanza nella città lombarda, oggi dalle 12 alle 19 e domani dalle 9 alle 19.

La carriera di Beccalossi

Nato a Brescia nel 1956, Beccalossi è stato uno dei talenti più estrosi del calcio italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. Era il classico numero 10: non rapido, ma capace di illuminare il gioco, Gianni Brera lo battezzò ‘Dribblossi’. Bandiera dell'Inter, il club nerazzurro lo acquistò nel 1978 dopo una lunga trafila al Brescia, dove mosse i primi passi e venne segnalato a Sandro Mazzola. Con la maglia nerazzurra divenne campione d'Italia nella stagione 1979-1980 (con tanto di doppietta nel derby d'andata) e vinse una Coppa Italia (1981-1982). Il classico "genio e sregolatezza", come dimostrano anche i due rigori sbagliati nei sedicesimi di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava nel settembre 1982, un episodio che il comico Paolo Rossi trasformò in un mologo. Giocò con l’Inter fino al 1984 mettendo insieme 216 presenze segnando 37 gol.

La coppa Italia con la Sampdoria

Con l'arrivo in nerazzurro di Hansi Muller, nella stagione 1984-85 fu ceduto alla Sampdoria con cui vinse il primo trofeo della storia della storia blucerchiata, la coppa Italia. Vestì anche la maglia del Monza, prima di chiudere la carriera nel 1987 con il Barletta in serie B. Nel complesso furono 189 le presenze e 31 le reti in Serie A, con 182 apparizioni e 24 gol in Serie B.

La Nazionale solo sfiorata

Beccalossi ebbe poca fortuna con la Nazionale, qualche apparizione con la maglia dell’Under 21 e l’Olimpica ma nessuna presenza con la selezione maggiore. Dopo il ritiro, preferì la carriera da dirigente a quella di allenatore. Nel biennio 2017-2018 fu capo delegazione della nazionale U20, svolgendo per un certo periodo lo stesso ruolo anche per l'U19. Poi l'emorragia cerebrale, il coma, le dimissioni nel maggio di un anno fa e il ritiro a vita privata fino alla sua scomparsa nella notte.

Il ricordo dell’Inter

Tanti i messaggi di cordoglio. “Ci hai insegnato che il calcio può essere arte. Il tuo talento e il tuo esempio resteranno, per sempre. Ciao Becca, leggenda nerazzurra”, scrive l’Inter. “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”. Il Milan: “Grandi giocate e finte sopraffine. Battute di spirito e sorrisi genuini. Il calcio di Evaristo Beccalossi è sempre e solo stato bello, da vedere e da ascoltare. Rivale storico rispettato da tutti gli sportivi”. Il Brescia ricorda “Un campione capace di emozionare intere generazioni e di rappresentare con orgoglio la sua terra”.

E poi i suoi ex compagni. Aldo Serena: “Eri un genio in campo. Seguivi il tuo istinto che era pura fantasia. Il destro e il sinistro per te erano la stessa cosa. I tuoi dribbling erano ricami estetici più che una sfida con l’avversario. Protagonista di un calcio alla ricerca di emozioni". Fulvio Collovati: “Caro Becca, eri un grande, a volte incompreso, ce ne fossero di 10 come te ora! E' stato un onore aver giocato insieme a te! Un abbraccio forte!”.