Non si è ancora attenuato il brusio del caso Bastoni, cui hanno fatto eco i fischi che l’interista ha preso a Lecce (giusto per capire cosa a molti tifosi piaccia e cosa no), che gli arbitri hanno vissuto un’altra domenica bestiale, più nera delle giacchette di un tempo: tra Bergamo e Milano a lamentarsi, caso insolito, sono state le squadre più importanti, il Napoli e il Milan, come se ormai i pasticci che stanno caratterizzando questa stagione (questa gestione), non avessero più censo o non fossero più sottoposti a nessun tipo di sudditanza.
I pasticci di Bergamo
Il problema è sempre il solito: le discrepanze, la mancanza di uniformità. Atalanta-Napoli, in questo senso, è la fiera evidente della discordanza: il Var (Aureliano) ha messo becco sul rigore che l’arbitro (Chiffi) aveva concesso per il cozzo tra Hien e Hojlund, ma più tardi non l’ha fatto quando il giudice di campo ha annullato un gol al Napoli giudicando invece falloso il contrasto tra gli stessi due giocatori. Avrebbe dovuto intervenire in entrambi i casi o in nessuno dei due, se ci fosse un’uniformità. Invece non c’è e questo manda in bestia i calciatori e soprattutto i dirigenti, che ormai fanno fatica a trattenersi, come testimoniano gli sfoghi ripetuti, ultimo quello del napoletano Manna.
La moviola a Milano
A Milano, sul gol di Troilo, s’è verificata una situazione analoga, ma ormai la moviola (a Lissone c’era Camplone, a San Siro Piccinini) si sente autorizzata a giudicare quei contrasti leggeri che, in base al protocollo, dovrebbero essere insindacabile competenza dell’arbitro in campo, l’unico in grado (e capace, si spererebbe) di valutarne l’effettiva intensità. Alla fine del campionato non manca molto, giusto il tempo sufficiente per mettere mano alla questione arbitrale e affrontarla con la profondità necessaria. Prima del professionismo, serve la professionalità. E il problema non è che l’arbitro sia formalmente dilettante, ma che talvolta si comporta in maniera dilettantesca.
