C’è qualcosa da Minority Report nell’ultima idea della Fifa di buttar fuori dal campo chi si mette una mano davanti alla bocca. Succederà nello stesso torneo in cui una volta, ormai troppo tempo fa, il portiere tedesco Schumacher travolse il difensore francese Battiston, che perse i sensi e i denti. Non venne fischiato nemmeno fallo. Nella stessa Coppa del mondo in cui De Jong piantò i tacchetti nel petto di Xabi Alonso prendendo soltanto giallo, il rosso punirà una presunzione di reato. Dal fatto al sospetto. Naturalmente la ragione dichiarata dalla Fifa è seria. La misura nasce dal clamore mediatico per gli abusi verbali di Prestianni a Vinícius. Gli insulti discriminatori non possono trovare rifugio in una mano davanti alla bocca. Ma una regola giusta nelle intenzioni può diventare pericolosa se sceglie i bersagli sbagliati. Un rosso condiziona una partita. Dovrebbe punire una colpa forte, non un riflesso nato dalla sorveglianza. Dovrebbe punire ciò che è accertato, non una opacità. La logica della Fifa è fragile. Se metti la mano davanti alla bocca, hai qualcosa da nascondere. È come multare chi chiude le tende perché forse sta commettendo un reato in salotto. Un gesto non prova un insulto. Quel gesto, poi, ha smesso da tempo di essere eccezionale. È perfino grottesco nella sua ripetizione. Allenatori e giocatori lo usano per dire una cosa tattica, per scherzare, per un saluto confidenziale a un avversario, per non essere fraintesi, per evitare che un labiale diventi un meme, una clip o un processo. Come si dice oggi: un contenuto. È diventato un automatismo – ridicolo quanto vogliamo – ma non per forza è lo schermo di un’offesa. È ormai quasi un riflesso, un gesto istintivo appreso dentro un ambiente che osserva, osserva tutto. Una mano davanti alla bocca prova solo il desiderio di sottrarre qualcosa allo sguardo. Non è necessariamente una colpa, se non sei Prestianni con Vinícius. Il rischio è che il calcio, per proteggersi da ciò che non riesce a vedere, finisca per criminalizzare il tentativo minimo di non essere visti. A pensarci bene, la norma racconta più del nostro tempo che della lotta alla discriminazione, racconta l’idea che in quest’era dell’autenticità ogni zona d’ombra sia sospetta, e che sottrarsi a uno sguardo equivalga a confessare. Qualcosa. Qualunque cosa.
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I Mondiali di Minority Report
Angelo Carotenuto·

L’ultima idea della Fifa per il torneo in arrivo è espellere chi parla con la mano davanti alla bocca. Nasce dal giusto intento di evitare nuovi casi di discriminazione come quello che ha riguardato Prestianni e Vinicius, ma rischia di fare vittime innocenti