Roma – Il derby fantasma della Lazio. I tifosi non saranno nella loro curva per lo sciopero contro Lotito – appena mille i biglietti venduti nel settore Nord – e c'è pure Maurizio Sarri che minaccia di non presentarsi per protesta contro la decisione di far giocare la sfida con la Roma domenica alle 12. In realtà alla fine l'allenatore non lascerà sola la squadra in una partita così importante e nella quale i suoi giocatori non potranno contare sul sostegno della gente laziale (un inedito assoluto nel derby), ma certo la rabbia per la scelta lo sta facendo riflettere.
I tormenti di Sarri
Di sicuro al momento Sarri è ancora combattuto e una mossa dimostrativa e polemica vorrebbe farla, senza arrivare al punto di disertare la panchina, il che potrebbe teoricamente costargli una multa da parte della società (a meno che non presenti un certificato medico). “Non parlerò con i media prima e dopo la gara”, aveva detto tra l'altro. Su questo il tecnico toscano potrebbe non tornare indietro e allora la multa la pagherebbe la società per gli obblighi previsti dagli accordi contrattuali tra la Lega e la tv (Dazn) che detiene i diritti per trasmettere la gara. “Assurdo giocare un derby alle 12.30 di fine maggio”, aveva detto Sarri quando l'orario sembrava fosse quello, invece è stato perfino anticipato di mezz'ora. È furioso, il tecnico, anche perché la Lazio aveva diritto al rinvio, quindi a giocare lunedì, visto che mercoledì sera ha affrontato l'Inter nella finale di Coppa Italia. Invece è andata esattamente al contrario: la sua squadra avrà 36 ore in meno di riposo. “Fossi il presidente, non presenterei la squadra, tanto per noi è uguale a questo punto, prendiamo un punto di penalizzazione e via”.
Cosa succede se la Lazio non si presenta in campo
In effetti la sanzione prevista dal regolamento per la squadra che non si presenta è proprio quella, un punto di penalizzazione, oltre allo 0-3 a tavolino. “A quell'ora ci giocano loro, non io. Sono gli errori fatti dalla Lega (al momento di programmare il calendario, ndr), ora devono rimediare. Si vuole farlo facendo passare come fosse normale giocare alle 12.30 a fine maggio, ma questo normale non è”, aveva concluso. Il gesto forte – per passare dalla provocazione dialettica alla protesta vera che resta nella storia - sarebbe arrivare in panchina, salutare Gasperini, dare le ultime raccomandazioni alla squadra e poi andarsene, tornare negli spogliatoi. Sarri e il derby fantasma A Formello sono convinti che rinuncerà all'iniziativa rivoluzionaria per non far mancare la sua presenza – già nella finale di Coppa Italia non era in panchina per la squalifica – alla squadra, tra l'altro in un momento di difficoltà morale e fisica. Per Sarri la rabbia resta, la tentazione di mandare tutti a quel paese pure, ma la sua priorità è il rapporto con un gruppo che l'ha sempre seguito, tra mille problemi, in quella che lui ha definito “la stagione più difficile della carriera”. E poi c'è la necessità, per Sarri e la Lazio tutta (chiaramente penalizzata dalla scelta finale sull'orario), che non sia un derby fantasma anche per i giocatori in campo.
