Binari paralleli. Aurelio De Laurentiis resta saldamente al timone del Napoli e già ieri si è rimesso al lavoro per la scelta del nuovo allenatore: 6 ore di vertice al corso Vittorio Emanuele con l’ad Chiavelli e il ds Manna. Strada spianata per Max Allegri, che è stato esonerato a passo di carica dal Milan dopo la mancata qualificazione per la Champions League. Il tecnico toscano è libero e per questo ancora più appetibile, mentre Vincenzo Italiano (con lui nelle ultime ore nessun contatto) avrebbe bisogno di qualche altro giorno per rescindere il suo rapporto con il Bologna.
Un sondaggio è stato infine fatto per Thiago Motta, che è in attesa di una chance per rilanciarsi dopo il fallimento alla Juventus. Ma il rebus della panchina non occupa in questo momento il primo posto nei pensieri del presidente, sul cui tavolo c’è la stratosferica offerta ricevuta dagli Stati Uniti per la cessione del club. Gli investitori Usa hanno rilanciato addirittura a 2.2 milioni e ADL ha in teoria la possibilità di realizzare economico l’affare più clamoroso nella storia dello sport, dopo aver trasformato in oro le ceneri del fallimento, con un lavoro certosino e a tratti da visionario di quasi 23 anni. Logico che senta la squadra come una sua creatura e che al di là del business voglia lasciarla in ottime mani, come il numero uno azzurro ha spiegato nella conferenza di fine stagione di domenica. Tanti soldi e cuore: l’affare può andare in porto solo così e la prossima mossa tocca gli americani, decisi a tirare le somme di una trattativa che dura da quasi sei mesi.
Persino la scelta del successore in panchina di Conte, per quanto importante e delicata, passa dunque in secondo piano davanti al possibile passaggio di consegne alla guida del Napoli. Su De Laurentiis continua infatti il pressing degli investitori Usa, capitanati dalla Underdog Global Partners e supportati con le sue intriganti potenzialità economiche dalla Ariel Investments di Chicago, che hanno offerto per l’acquisto della società una cifra mostre: inizialmente 2 miliardi, saliti poi a 2.2. Il presidente ha ammesso l’esistenza della trattativa e ha aperto per la prima volta nei 23 anni della sua gestione all’ipotesi di passare la mano, dopo aver preso atto della solidità dei potenziali acquirenti e della loro voglia di investire in città sulle infrastrutture (stadio e palazzetto), per la creazione di una nuova polisportiva azzurra. Dell’ambizioso progetto sono già informalmente al corrente anche i vertici delle istituzioni locali e si spiega così lo sfogo di ADL contro il sindaco Gaetano Manfredi (“Si sa che è juventino") e il numero uno della Regione, Roberto Fico. «Gli ho detto che se finanzierà il restyling del Maradona io non metterò più un euro nel calcio». Ballano i 200 milioni che stanno per essere stanziati per rifare l’impianto di Fuorigrotta intitolato a Diego - un asset pure turistico - e permettere alla città di essere sede degli Europei del 2032, con avallo e sostegno governativo. De Laurentiis vorrebbe che la Regione destinasse quei soldi al finanziamento del nuovo stadio, da costruire nella zona Est della città. «Ho individuato i terreni e in due anni lo faccio a mie spese». Ma i paletti della legge sugli aiuti di Stato sono molto severi e il denaro pubblico non può servire a sostenere l’investimento di un privato nelle infrastrutture sportive, specie se per impianti a uso esclusivo e soprattutto commerciale. Gli americani sarebbero viceversa aperti al restyling del Maradona in sinergia con le istituzioni locali e sono pronti a coprire d’oro pure De Laurentiis: consegnandolo alla storia del calcio e della finanza, grazie alla sua capacità di trasformare in un colossale affare la vendita di un club rilevato a costo quasi zero dal fallimento. Ecco perché non si può escludere che la trattativa - per ora congelata dal presidente - possa riprendere quota già nelle prossime settimane. Serve un gesto d’amore da parte dei potenziali acquirenti (pronti a inserire la figura di un grande ex nel futuro organigramma societario), che ne provi al di là del business pure la passione per squadra e città. La posta in gioco è il destino del Napoli, anche perché dopo l’addio di Conte tira aria di austerity sul mercato. Lo ha annunciato il presidente e il vertice di ieri spinge in questa direzione. «In organico abbiamo 30 giocatori e proveremo a recuperare quelli che non si sono trovati a loro agio nel calcio contiano». Lang, Lucca e Rafa Marin sono i primi tre indiziati per tornare alla base, a prescindere dall’esito della telenovela panchina. Un giochista come Italiano, un gestore come Allegri o la scommessa Thiago Motta? Gli sviluppi della trattativa per la vendita del club possono pesare a 360 gradi.
