MILANO – Il campionato è ancora vivo. La vittoria nel derby ha portato il Milan a sette punti dall’Inter capolista: a dieci giornate dalla fine, il margine è ampio abbastanza da rendere ancora la squadra di Chivu nettamente favorita. Un dato curioso della classifica dei nerazzurri arriva dal numero dei pareggi: solo uno, quello di gennaio con il Napoli. Così si spiega il vantaggio sul Diavolo nonostante le due sconfitte nei derby (cinque in totale). L’Inter vince tutte le partite che gioca contro avversari che non siano Milan, Napoli e Juventus: solo una volta non l’ha fatto, il 31 agosto con l’Udinese. Ecco perché, esauriti gli scontri diretti, non può non essere considerata in pole position. Però il Diavolo ha voglia di sognare in grande. E ha buoni motivi per farlo.
Il contraccolpo psicologico del derby
Innanzitutto, il derby può spostare la fiducia da una parte all’altra del Naviglio. Chivu si è presentato forte di 14 successi nelle 15 partite successive alla sfida d’andata con Allegri. Ma, di nuovo, si è dovuto fare da parte. Ennesimo scontro diretto perso, due settimane dopo essere uscito ai play-off di Champions per mano del Bodø. Il contraccolpo psicologico può essere un fattore nella corsa al titolo. Soprattutto nelle prossime partite. In tal senso, la gara con l’Atalanta di sabato pomeriggio a San Siro sarà già indicativa. Un passo falso potrebbe minare ulteriormente le certezze interiste. E far riaffiorare i fantasmi dello scudetto perso lo scorso anno punto a punto con il Napoli.
La consapevolezza del Milan
Dalla parte opposta, il derby può rendere il Milan ancora più consapevole della sua forza. Un concetto che Allegri cerca di inculcare da mesi. Il Diavolo sa stare in campo, è tornato impermeabile dietro, sa vincere le partite che contano. Per essere competitivo nello sprint finale dovrà dimostrare di saper portare a casa anche le gare sporche, contro le medio-piccole. Anche per questo sarà utile il boost di fiducia ottenuto dal successo con l’Inter.
Milan quasi al completo, l’Inter senza Lautaro
Max può crederci pure perché adesso ha praticamente l’intera rosa a disposizione. Manca Gabbia (operato per ernia inguinale, rientrerà in un mese), ma De Winter è cresciuto tanto e ha dimostrato di poterlo sostituire egregiamente. Manca Gimenez, che però è vicino al rientro (e ora c’è anche Füllkrug). Manca Loftus-Cheek, l’assenza forse più pesante per le particolari caratteristiche dell’inglese, che potrebbe tornare all’inizio di maggio. L’Inter invece ha fuori Lautaro e Calhanoglu, due pezzi da novanta. E andrà valutato Bastoni per la botta alla tibia rimediata nel derby.
Chi favorisce il calendario
C’è anche un tema legato al calendario. L’Inter ha davanti a sé un mese impegnativo. Che può decidere il campionato. Da qui a metà aprile Chivu affronterà l’Atalanta (sabato a San Siro), la Fiorentina a Firenze (il 22 marzo), la Roma (il 5 aprile) e infine il Como al Sinigaglia. Sono quattro snodi cruciali, contro squadre in lotta per un posto in Champions (Atalanta, Roma, Como) e una in caduta libera però sempre pericolosa al Franchi (lì lo scorso anno l’Inter perse 3-0). Anche Allegri avrà un mese complicato, ma non può fare calcoli: per provare la rimonta, deve vincerle tutte. Domenica con la Lazio all’Olimpico, poi a San Siro con Torino e Udinese e nel mezzo la trasferta di Napoli, la salita più ripida. La sensazione è che in queste settimane il campionato prenderà una strada definitiva. Per crederci, il Diavolo deve accorciare le distanze dalla vetta per poi giocarsi tutto nelle ultime sei giornate. Al traguardo a San Siro arriverà il Cagliari, mentre l’Inter andrà a Bologna. Un campo che già è costato ai nerazzurri uno scudetto. Il fattore Coppa Italia Ultimo punto, la Coppa Italia. L’Inter giocherà la semifinale di ritorno contro il Como il 21 aprile a San Siro. La partita arriverà in un momento positivo, tra Cagliari e Torino, però inevitabilmente toglierà energie ai nerazzurri. Lo scorso anno l’incrocio proprio con il Milan in Coppa ebbe un peso nella corsa con il Napoli, che giocava solo il campionato. Come adesso il Diavolo.
