MILANO – Un angolo impossibile. Una palla che scende dal cielo con una traiettoria che sembra disegnata dal dritto di Rafa Nadal. Un sinistro secco, al volo, che finisce nell’angolo più lontano. Il gol di Federico Dimarco che ha aperto, e di fatto chiuso, Inter-Genoa è il culmine di una stagione incredibile. Il momento più alto, fin qui, della carriera di un giocatore che è stato tante cose: una promessa che faceva parlare di sé per i gol su punizione nelle nazionali giovanili; un ragazzo con la valigia fra la provincia del calcio e la Svizzera; una pedina da prestito ai tempi di Antonio Conte; infine uno dei più micidiali esterni sinistri del mondo, prima con Simone Inzaghi e ora con Cristian Chivu. Non un predestinato, ma un giocatore capace di costruirsi con il lavoro. E di rialzarsi: la scorsa stagione è stata una delle peggiori della sua carriera, mentre in questa sembra non avere rivali in Serie A. E non solo nel suo ruolo. Una buona notizia per Gattuso, che avrà bisogno di lui, nella sua miglior versione, negli spareggi per arrivare al Mondiale.
La striscia vincente dell’Inter
La prima cosa che ha detto Dimarco, dopo essere stato premiato per l’ennesima volta in stagione come migliore in campo, è stata chiara: “Se gol e assist non portano titoli, non contano nulla. Preferirei farne meno e vincere il campionato”. Per lui, dunque, avere già segnato sei gol in questa Serie A, oltre a 14 assist, è meno importante del dato di squadra, che le sue prodezze hanno contribuito a costruire: quattordici vittorie nelle ultime quindici giornate, otto successi consecutivi e una distanza di punti sempre più ampia sul Milan, prossimo avversario in campionato.
I numeri del fattore Dimarco
I numeri raccontano il momento magico di Dimarco e il suo impatto sulle prestazioni dell’Inter. Su 64 gol segnati in 27 giornate, ben 20 portano la sua firma, diretta o indiretta. Se non segna, serve l’ultimo passaggio decisivo, spesso da calcio d’angolo. Nessuno in Serie A incide come lui sulla produzione offensiva della propria squadra, nemmeno Lautaro Martínez e Nico Paz. Ed è anche grazie a lui se l’Inter, con una differenza reti di +43, ha il miglior attacco del campionato e uno dei più prolifici d’Europa.
La forza del gruppo
Dopo la vittoria per 2-0 sul Genoa, perfezionata da un rigore di Hakan Çalhanoğlu, Dimarco ha sottolineato come i successi dell’Inter siano figli soprattutto della capacità di reagire: “Non è mai semplice ripartire dopo una sconfitta, ma questa squadra è sempre rimasta unita ed è ripartita più forte di prima”. Il riferimento era chiaro all’eliminazione in Champions League ai play-off contro il Bodø/Glimt, la peggior prestazione europea del club dai tempi di Conte.
Da “finito” a Mvp
Un anno fa Dimarco veniva descritto come un giocatore in calo. Oggi è l’Mvp indiscusso della Serie A. Ed è evidente come la sua crescita individuale abbia trascinato quella della squadra: i 67 punti in 27 giornate dell’Inter di Chivu sono più di quanti ne abbiano raccolti l’Inter di Conte e quella di José Mourinho in stagioni culminate con la vittoria dello scudetto. Meglio hanno fatto soltanto Roberto Mancini nel 2006/07 e Inzaghi nel 2023/24. Il calendario resta l’ultimo ostacolo, ma la sensazione, a San Siro e fuori, è che l’Inter abbia ormai imboccato la discesa finale.
