Presente e futuro: Aurelio De Laurentiis lavora su binari paralleli e senza farsi condizionare dalla trattativa (avanzata) per la cessione del Napoli, entrato da mesi nel mirino di una solida cordata di investitori americani. Ma il presidente non ha ancora deciso se accettare o respingere l’offerta monstre da 2.2 miliardi ricevuta dagli Usa e per questo ha accelerato ieri sul fronte allenatore, stringendo i tempi per scegliere l’erede di Antonio Conte. In pole è balzato Vincenzo Italiano, dopo i contatti diretti tra le parti a Roma. Più defilato Max Allegri: libero dopo la rottura con il Milan. Lui sarebbe l’opzione ideale per physique du rôle in prospettiva centenario, non per un mercato di austerity.
La panchina - Vincenzo Italiano è stato però già avvistato nella capitale coi suoi agenti. Niente di ufficiale. Il tecnico nato a Karlsruhe è sotto contratto col Bologna e ha appuntamento domani a Casteldebole per liberarsi. Ma De Laurentiis ha voluto sondarne lo stesso in anticipo la disponibilità: prima di portare avanti la trattativa. Sul tavolo c’è un contratto biennale con opzione fino al 2029, con le parti vicine a un’intesa pure economica. Il Napoli ha fatto la sua scelta e spera di non dover cambiare strada, al di là della grande stima del presidente per Allegri. Perso Maurizio Sarri, corteggiato invano per un mese, il club azzurro è intenzionato per sostituire Conte a puntare su un allenatore che ama il 4-3-3 e di prospettiva, non già vincente e navigato. Se son rose fioriranno. La società - Vale lo stesso per la vendita della società, pronta a riprendere quota dopo un momento di stasi. Gli americani ci credono. “Siamo entusiasti di ciò che stiamo costruendo e di ciò che verrà”: è il loro messaggio gonfio di ottimismo e con a corredo l’emoticon di un cuore azzurro, sui social. Gli investitori che sono usciti allo scoperto per comprare il Napoli, dopo l’ultimo rilancio, hanno concluso comunque col sorriso la loro ultima missione in città, con le parole dolci pubblicate sui loro account. “Il calore e la passione delle persone che vivono qui la rendono differente da qualsiasi altro posto del mondo”. Nessuna resa dopo la frenata in extremis di De Laurentiis, che per due volte ha rallentato la trattativa quando pareva ormai in dirittura d’arrivo. Il presidente ha fiutato l’affare, che sarebbe per lui colossale, ma non se la sente di separarsi dopo 23 anni dalla sua creatura senza essere certo di lasciarla in mani sicure. Di qui le esitazioni, non accompagnate però da segnali di rottura.
In passato De Laurentiis era stato sempre netto. «Il Napoli è mio e non è in vendita». Stavolta invece ha lasciato la porta aperta. «Il problema non sono i soldi, ma il cuore». Tocca dunque agli americani dimostrare di avere un interesse non solo economico per il club azzurro. Il pool di investitori ha infatti già dato sufficienti prove della sua solidità finanziaria, che non è in discussione. I contatti diretti sono con la Underdog Global Partners, la società con sede a Greenwich nel Connecticut che è specializzata nella gestione e nella consulenza delle società sportive. «La nostra missione è costruire club che ottengano risultati dentro e fuori dal campo, creando valore per giocatori, staff, partner e tifosi – si legge sul sito ufficiale UGP – Le squadre non sono bilanci e i tifosi non sono voci di spesa. Sono istituzioni vive e pulsanti: l’orgoglio di una città, l’identità di una regione e il cuore della cultura locale. I partner si fidano di noi per accedere a profili di rendimento eccezionali. I club per massimizzare i ritorni su ogni dollaro speso. I tifosi per preservare la storia dei propri colori e vederne migliorate le prestazioni sportive. Le comunità per promuovere insieme una rigenerazione del territorio. I brand per creare partnership capaci di generare valore duraturo». I vertici di Underdog Global Partners, il fondatore Matt Rizzetta, il co-founder Joseph Greco, Jason Wright (ex running back) e Rebecca Curran Elkins, sono stati in città pochi giorni fa e si sono scattati una foto sul prato di Fuorigrotta, dopo aver visto una partita degli azzurri. Alle loro spalle c’è l’Ariel Investments, fondo di Chicago con asset in gestione per un valore di quasi 14 miliardi di dollari e con una quota del 16% nel Manchester United. Gli americani vogliono il Napoli per realizzare il loro progetto in città: una polisportiva (calcio e basket) e soprattutto le infrastrutture, stadio e palasport. Da parte loro nessuna chiusura al restyling del Maradona, a cui sarebbero pronti a partecipare in sinergia con le istituzioni: Comune e Regione. Ma le solide garanzie economiche e 8 mesi di trattative non sono ancora state sufficienti per convincere De Laurentiis. Dagli Usa devono dimostrare di avere davvero a cuore il futuro del club azzurro.
