MILANO – L’Inter è davvero sull’orlo di una crisi di nervi. Dopo il derby perso con il Milan ci si aspettava dalla squadra di Cristian Chivu la reazione che finora, nel corso della stagione, era quasi sempre arrivata dopo un inciampo. Stavolta invece no. Andata in vantaggio dopo 25 minuti con il gol di Sebastiano Esposito, l’Inter ha gestito male la partita: non è riuscita a trovare il raddoppio e ha trascinato il match fino a un finale in cui l’Atalanta ha agguantato il pareggio. Nel mezzo anche le proteste per decisioni dell’arbitro Gianluca Manganiello – il mancato rigore per il contatto Scalvini-Frattesi è un evidente errore – l’espulsione dello stesso Chivu e la scelta del club di disertare interviste e conferenze stampa nel dopo partita. Un segnale chiaro di nervosismo.

La corsa scudetto si riapre

Il problema non è soltanto il pareggio. Con il campionato ancora lungo e il Milan impegnato a Roma contro la Lazio, la corsa scudetto può riaprirsi davvero. Se i rossoneri dovessero vincere, il distacco scenderebbe a cinque punti. Per questo l’Inter ha ora una missione precisa: calmare i nervi e portare la barca in porto. La scelta di non fare parlare l’allenatore nel dopo partita (non lo aveva fatto nemmeno alla vigilia) ha evitato polemiche immediate, ma non ha risolto i problemi di calcio e di atteggiamento che si sono visti nelle ultime settimane.

La gestione fragile dei vantaggi

Già nel derby l’Inter aveva dato l’impressione di accontentarsi del pareggio, finendo poi per perdere. Anche contro l’Atalanta, al netto delle proteste arbitrali e dei due gol mancati da Marcus Thuram che avrebbero potuto chiudere la partita, i nerazzurri sono sembrati appagati da un vantaggio in realtà fragile. Una squadra che vuole vincere lo scudetto deve avere la forza di chiudere le partite quando ne ha l’occasione, e soprattutto la ferocia per difendere il risultato fino alla fine. I limiti emersi nella stagione Se l’Inter vuole davvero mettere le mani sul titolo, dovrà correggere in corsa ciò che non sta funzionando. Restano le amnesie difensive e l’incapacità di vincere davvero i big match. In stagione i nerazzurri hanno battuto la Roma, che ha sprecato occasioni su occasioni, la Juventus, in una partita segnata dall’ingiusta espulsione di Pierre Kalulu, e il Borussia Dortmund nella fase campionato di Champions League. Troppo poco per una squadra costruita per vincere.

La gestione morbida di Chivu

Fin qui Chivu ha gestito il gruppo con molta carota e pochissimo bastone: niente ritiri, nemmeno prima delle partite più importanti, e giorni liberi concessi anche dopo sconfitte pesanti. Una linea che sicuramente è stata utile la scorsa estate, quando l’Inter doveva riprendersi dallo shock della finale di Champions League persa 5-0 a Monaco di Baviera. Ma ora l’allenatore potrebbe anche decidere di cambiare approccio. Il ritorno dei leader Mancano nove giornate alla fine del campionato, un periodo lungo per difendere un margine che dopo la sfida fra Lazio e Milan potrebbe ridursi a cinque punti, cioè la metà dei dieci che l’Inter aveva prima del derby dell’8 marzo. Le buone notizie per Chivu sono i rientri ormai vicini di Lautaro Martínez e Hakan Çalhanoğlu, due leader che stanno mancando più di quanto si potesse immaginare. Il ritorno del capitano, in particolare, potrebbe riportare in campo quella leadership che sta mancando nei momenti chiave. Il nodo tattico con l’Atalanta La partita contro l’Atalanta ha però mostrato anche un limite tecnico e tattico. Quando Raffaele Palladino nel finale ha schierato il tridente pesante con De Ketelaere, Sulemana e Krstovic, l’Inter non è riuscita a trovare contromisure efficaci, né sul piano del gioco né su quello della tenuta difensiva. Il grave errore dell’arbitro Manganiello ha contribuito al caos, certo, ma anche l’Inter ha le sue responsabilità. Prima di tutto, la tenuta nervosa Più che continuare a lamentarsi per gli arbitraggi – che in questa stagione hanno colpito molte squadre – la priorità per Chivu è un’altra: raddrizzare ciò che non va e che, da allenatore, può controllare. A partire dalla tenuta nervosa della squadra, che inevitabilmente dipende anche dalla sua, e da quella dei dirigenti del club. Perché il rischio vero, da qui alla fine, non è soltanto perdere qualche punto. È lasciare che il nervosismo distrugga tutto quel che l’Inter ha fin qui faticosamente costruito in stagione.