SARAJEVO - Game over. La nottata non è passata e il percorso emotivo per voltare pagina dopo la terza eliminazione di fila dal Mondiale sarà lungo e tortuoso, anche se l'Italia è riuscita a dileguarsi dalla Bosnia in festa a tempo (almeno quello...) di record.

La fuga in aeroporto mentre la Bosnia è in festa

Dai finestrini del loro pullman, all'uscita dallo stadio e durante i 70 chilometri di autostrada che separano Zenica dall'aeroporto internazionale di Sarajevo, gli azzurri si sono immersi malinconicamente nell'esplosione di gioia di un paese in delirio, che a giugno andrà in America con grande merito e a discapito nostro. Fuori d'artificio, cortei e bandiere al vento fino all'alba, che non hanno impedito tuttavia alla depressa comitiva della Nazionale di prendere al volo il charter per tornare a casa: l'unico dribbling davvero ben riuscito di una trasferta da horror, in cui i fantasmi del Bilino Polje si sono aggiunti alla galleria di brutti ricordi degli ultimi dodici anni, che hanno mortificato la storia di una federazione 4 volte campione iridata.

Le lacrime degli azzurri

Tante lacrime, nello spogliatoio al fischio finale. La metamorfosi si è compiuta e fa paura: da potenza del calcio mondiale a rappresentativa di seconda o addirittura terza fascia, visto che per i Mondiali si sono qualificati in 48, per ultimo l'Iraq. L'Italia invece resta di nuovo a guardare e lo smarrimento tra i giocatori è stato generale, unendo chi ha chiuso con la Nazionale in maniera definitiva e i più giovani, che invece un'altra possibilità l'avranno. Ma è presto per pensarci e le lacrime sono state uguali per tutti, nel mesto viaggio di rientro dalla Bosnia, dai veterani alle reclute. Tra i pochissimi a parlare Leonardo Spinazzola. "Per me è il passo d'addio alla maglia azzurra e così fa davvero male, soprattutto per i bambini che nemmeno questa volta potranno fare il tifo per i nostri colori".

La serata nera di Bastoni

I quattro giocatori del Napoli sono stati i primi a separarsi dal gruppo e alle 3.30 del mattino erano già allo scalo di Capodichino. Gattuso e il grosso della comitiva sono sbarcati invece a Malpensa poco prima dell'alba, nel disinteresse quasi generale. Sono lontani - e almeno questo è un bene - anche i tempi dei pomodori. Ma il senso di distacco dalla Nazionale è lo stesso molto doloroso, pure in mancanza di contestazioni. Dal blitz in Bosnia è uscito con le ossa rotte soprattutto Alessandro Bastoni, che si è infilato dalla simulazione di un mese e mezzo fa in un tunnel di guai senza uscita. È stata infatti la sua grave espulsione a Zenica il colpo di grazia sui sogni della sventurata Italia di Ringhio, troppo piccola per salvare la pelle in 10 uomini.

Amareggiati i giocatori dell'Inter, che di questa Nazionale erano diventati il gruppo portante, con i veterani Barella e Dimarco e la new entry Pio Esposito. Il Mondiale perduto è un'onta che non si lava e lo scudetto servirebbe soltanto a lenire un po' il dolore. Ma tuffarsi nel weekend di Pasqua sul campionato sarà difficile per tutti. Il ritorno dalla Bosnia è stato una via crucis.