MILANO – II calci di rigore di Zenica hanno azzerato in poche ore il vertice della Nazionale. La fine dell’esperienza di Gigi Buffon da dirigente federale è arrivata dopo le dimissioni del presidente della Figc Gravina. Dopo Pasqua toccherà al ct Rino Gattuso, che si trova in Spagna: restano aspetti tecnici legati alla rescissione del contratto dei suoi collaboratori. Buffon ha consegnato a Instagram l’addio da capodelegazione e da garante del progetto tecnico, spento dalla mancata qualificazione al Mondiale. Dal messaggio filtra emozione: «Rassegnare le dimissioni un minuto dopo la fine della gara con la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per le giuste riflessioni di tutti. Ora mi sento libero di compiere un atto di responsabilità: non siamo riusciti nell’obiettivo». Tra i passaggi principali del testo «la convinzione di avere costruito tanto a livello di spirito di gruppo con Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione«, «l’onore e la passione di rappresentare la Nazionale», «la politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni per ripensare il modo in cui si allevano i talenti», «la gratitudine per il privilegio e l’insegnamento di questa intensa esperienza, anche nell’epilogo doloroso». Queste frasi hanno alimentato l’ipotesi di un clamoroso ritorno di Buffon, se venisse richiamato dal successore di Gravina. Non sembra invece praticabile la strada dell’ingresso nei quadri tecnici federali di Paolo Maldini.
La notte di Zenica
Della notte bosniaca emergono intanto retroscena inediti, come il pellegrinaggio dei giocatori dal commissario tecnico, per chiedergli di restare. Gattuso, toccato da queste manifestazioni di stima e affetto e orgoglioso della ritrovata compattezza molto italiana esibita dalla squadra sul campo, sembra avere accettato la prospettiva di dovere voltare pagina, insieme al suo staff capeggiato dal vice Gigi Riccio. Anche se il suo lavoro è stato molto apprezzato, all’interno della Figc e non solo.
I nuovi innesti per giugno
L’inevitabile gestione dell’interregno, fino all’insediamento del successore del ct, sarebbe contraddistinta da due amichevoli a giugno, forse affidate al selezionatore dell’Under 21 Silvio Baldini, che potrebbe approfittarne per lanciare qualche talento come Bartesaghi, Ndour e Koleosho. Nel frattempo sarà iniziata la campagna elettorale per le elezioni del nuovo presidente della Figc, al quale spetterà la nomina del ct. La data delle elezioni, il 22 giugno, è dettata dalla normativa temporale per la presentazione delle candidature, ma può condizionare le scelte personali dei potenziali commissari tecnici: a giugno così inoltrato le principali panchine dei club sono già assegnate. Per questo chi, senza averne ancora una, partecipasse alla gara per la Nazionale, rischierebbe, in caso di sconfitta nella corsa, un anno di sabbatico obbligato. Ne consegue la necessità di trovare in anticipo un accordo con la Figc, il che però non sarebbe semplice, se il voto fosse incerto. I due favoriti per la carica di commissario tecnico, Max Allegri e Antonio Conte, sono in teoria vincolati coi rispettivi club ancora a lungo: l’allenatore del Milan fino al 2028, se come sembra molto verosimile si qualificherà alla Champions con annessa clausola, mentre per il suo collega la scadenza col Napoli è il 2027. Rompere con l’ad milanista Furlani e col presidente del Napoli De Laurentiis prima della conclusione naturale di una stagione in cui le due squadre sono ancora in corsa con l’Inter per lo scudetto diventa dunque la precondizione: andranno monitorati i quotidiani assestamenti a Milanello e Castel Volturno. L’eventuale successo nello sprint in campionato, al momento complicato, renderebbe ovviamente meno probabile il divorzio, nonostante sia credibile l’accostamento del nome dell’allenatore del Bologna Vincenzo Italiano alla panchina del Milan. Malgrado il contratto fino al 2028, sembra invece più facile per Roberto Mancini liberarsi dall’Al-Sadd, capolista della Qatar Stars League. Lasciare Doha non sarebbe un problema per lui, che le indiscrezioni romane descrivono come il ct preferito da Giovanni Malagò, candidato autorevole per la Figc. I candidati per il futuro Anche i nomi di Allegri e Conte riscuotono però consensi trasversali, per certi versi più di Mancini, che divide i grandi elettori federali: c’è chi ne ricorda l’ultima grande vittoria della Nazionale, l’Europeo 2021, e chi gli rimprovera, più dello spareggio mondiale perso nel 2022 con la Macedonia del Nord, il ripudio del 2023 e il successivo accordo per andare a dirigere con ingaggio più ricco l’Arabia Saudita. Dal campionato saudita, dall’Al-Hilal le agenzie di scommesse non escludono a priori l’approdo a Coverciano di Simone Inzaghi. Più staccati nelle quote sono due celebrati allenatori catalani. Ma Pep Guardiola e Cesc Fabregas, strateghi del Manchester City e del Como, sono innanzitutto stranieri come il portoghese José Mourinho, bocciato l’anno scorso per questa ragione a dispetto dell’operazione finanziaria progettata da uno sponsor tecnico.
