Roma – La Juve stava sott’acqua, senza più scorte se non la speranza, lontanissima dal quarto posto e già lontana pure dal quinto. Nell’ultima settimana Como e Roma, le rivali dirette, l’avevano surclassata, rinfacciandole una preoccupante differenza di qualità, di coralità, anche di prospettive. Ma il calcio è anche questione di attimi, di battiti: i bianconeri hanno afferrato al volo l’ultimo, con la Roma già convinta di averle staccato la spina. I gol improvvisati dai primi cenni di vita di Zhegrova (due cross e due gol, dopo mesi e mesi di nulla), di Gatti, persino di Boga hanno rimescolato la corsa Champions e in definitiva la stagione intera, dopo che la Roma s’era issata, strameritatamente, sul 3-1 e sette punti più in alto. Le è ancora andata bene: tre anni fa, c’erano Mourinho da una parte e Allegri dall’altra, c’era stato addirittura il 3-4. Sarebbe stato troppo.
Emozioni già al pronti via
Quante cose sono successe. L’arcobaleno dell’1-0 di Wesley ha suggellato una lunga fase in cui la Juve ha giocato di più ma peggio. La Roma è essenziale, pressa e martella. Gasp ha risolto il problema McKennie – terzino quando c’è da difendere, seconda punta quando c’è da attaccare – appiccicandogli addosso Pisilli. Proprio Pisilli è in questo momento il senso più profondo del gasperinismo: con un anticipo secco su Kalulu ha propiziato la prima palla gol della partita, che Pellegrini sprecherà dopo la respinta di Perin, e con un pressing forsennato sul terzino francese ha sradicato il pallone che poi Wesley ha pennellato nell’angolino. La Juve aveva più attaccanti in campo ma si è persa nella loro imprecisione (anche di Yildiz, sì) e l’unico davvero pericoloso è stato l’ubiquo McKennie, che ha spolverato il palo di testa al 35’. L’essenziale Malen La Roma ha invece dimostrato che si può attaccare anche con un attaccante solo: ha sostenuto Malen (pericolosissimo al 24’: ottimo Perin) con due centrocampisti, anzi con tutti i centrocampisti, con gli esterni e con Mancini quando capitava, perché poi i giallorossi fanno essenzialmente una cosa, tirare dritto. Prendono, partono e puntano la porta, arrivandoci in corsa, a folate. La Juve era una banderuola al vento e lo è rimasta anche lo splendido ed episodico pareggio di Conceição, un ciclonico sinistro: Ndicka, su cross di Pellegrini, si è subito ripreso il vantaggio ma è stato il 3-1 a spiegare le cose, perché tra il lancio profondo di Koné e la corsa a perdifiato di Malen (sempre tutto dritto, in avanti, in verticale) la Juve non ha saputo metterci di mezzo niente.
Zhegrova, il giocatore che non ti aspetti
Un po’ è la Champions che l’ha sfiancata (giocare sempre con uno in meno consuma), un po’ l’hanno sfiancata il pressing e anche il fatto che con Pisilli la Roma sembrava pure lei con l’uomo in più, ma poi tutto è di nuovo cambiato, mentre i tifosi romanisti erano in estasi e i bianconeri insultavano i loro giocatori. Così è bastato che Zhegrova facesse spiovere un paio di palloni in area perché segnassero prima Boga e poi Gatti (decisivo, ancora una volta, McKennie), perché c’è modo e modo di arrivare al gol e ognuno va bene, se alla fine funzionano. Spalletti ha finalmente avuto un aiuto dai suoi panchinari e a uscirne meglio è lui, visto che non ha più coppe di mezzo (Roma, Como e Atalanta sì) e il calendario si spiana. Una volta tanto, il risultatista è stato Lucio. Roma (3-4-2-1): Svilar 6 — Mancini 6, Ndicka 6.5, Celik 4 — Rensch 6.5 (29’ st Ghilardi 6), Koné 7, Pisilli 7.5, Wesley 7 — Pellegrini 6.5 (45’ st Zaragoza sv), Cristante 5 (29’ st Al Aynaoui 5) — Malen 7.5. All. Gasperini 6.5. Juventus (3-4-3): Perin 5 — Kalulu 4.5, Bremer 6 (43’ st Gatti 7), Kelly 5 — McKennie 7, Koopmeiners 5, Thuram 6 (27’ st Miretti sv), Cambiaso 4.5 (43’ Openda sv) — Conceiçao 7 (27’ st Zhegrova 7), David 4 (18’ st Boga 7), Yildiz 6. All. Spalletti 7. Arbitro: Sozza 5.5. Reti: 40’ pt Wesley, 3’ st Conceiçao, 9’ st Ndicka, 20’ st Malen, 33’ st Boga, 48’ st Gatti Note: ammonito Wesley. Spettatori 65.870.
