Milano – Prima la sfida al Como di Fabregas, che rincorre la prima finale di Coppa Italia della propria storia, dopo la sconfitta a tavolino di quarant’anni fa in semifinale contro la Sampdoria, per un accendino lanciato dagli spalti contro l’arbitro. Poi quella al solido Milan di Allegri, determinato a ridurre un distacco enorme in campionato. Tutto in sei giorni. Con la partita di andata questa sera sul lago, l’Inter entra nella settimana che si concluderà con il derby, in casa dei rossoneri, «ma non è ancora il momento di pensarci, prima abbiamo una semifinale da giocare», ha detto Cristian Chivu dopo avere battuto il Genoa, ottava vittoria di fila in campionato, quattordicesima sulle ultime quindici.

Obiettivo Scudetto-Coppa Italia

Che lo scudetto sia l’obiettivo dei nerazzurri è chiaro a tutti, ma dopo l’eliminazione dalla Champions al play-off contro il Bodø/Glimt, la Coppa Italia torna ad avere un senso. E la gara di questa sera sarà anche l’occasione per il tecnico interista di battere di nuovo Cesc Fabregas, il collega che la scorsa estate la dirigenza nerazzurra avrebbe voluto portare alla Pinetina. E che questa volta ci tiene quantomeno a fare bella figura, dopo che lo scorso 6 dicembre i nerazzurri, a San Siro, hanno vinto 4-0.

Il turnover ragionato di Chivu

Chivu prepara un turnover ragionato, mantenendo gerarchie chiare. Lautaro Martinez è indisponibile almeno fino a metà marzo. Rientrati invece Dumfries e Çalhanoglu, a segno su rigore contro il Genoa ma da gestire. In attacco toccherà a Thuram ed Esposito, visto che Bonny si è fermato sabato e conta di rientrare in tempo per il derby. In porta, torna Josep Martinez, titolare in coppa. E sulle ambizioni dell’Inter nel torneo, è stato chiaro Zielinski, parlando a Mediaset, che trasmetterà in chiaro il match: «Il Doblete sarebbe fantastico, è tutto nelle nostre mani».

Fabregas studia il Bodø/Glimt

Ci tiene ancora di più Fabregas, che battendo l’Inter e andando in finale potrebbe riannodare quel filo spezzato nella primavera del 1986, quando il Como perse la semifinale per colpa di un tifoso su di giri, quando era in vantaggio per 2-1. In panchina c’era Rino Marchesi, scomparso domenica. «Scendiamo in campo per lui», ha detto Fabregas, che per battere l’Inter ha studiato da vicino il modello del Bodø/Glimt, dalla nutrizione ai metodi di allenamento. E sui campi di Mozzate ha montato un monitor enorme per studiare i movimenti anche grazie all’utilizzo intensivo dei droni. Contro l’Inter, questa sera, insegue la possibilità di giocarsi il primo titolo da tecnico, contro la vincente dell’altra semifinale fra Lazio e Atalanta, in programma domani. «Contro l’Inter dovremo avere tanta concentrazione e ancora più energia. Il nostro stadio dovrà essere una piccola Bombonera», ha detto il tecnico catalano presentando il match. Potrà contare su Diao, rientrato dall’infortunio. E nel migliore undici a disposizione si prepara anche a lanciare Nico Paz, tenuto fuori al via col Lecce. Non una scelta tecnica, ma una lezione a un ragazzo di 21 anni: nessuno può permettersi di arrivare in ritardo al pranzo di squadra, nemmeno se sei il talento più brillante della serie A.