Verona – I sogni si alimentano, si coltivano e si realizzano. Si festeggiano. Gasperini abbracciava tutta la panchina, tutta la squadra aspettava in piedi il fischio finale per la corsa in campo mentre volano bottigliette di acqua. Salti, abbracci sotto lo spicchio ospiti in cerchio. Il cerchio magico. Sette anni di attesa sono tanti, la Champions era stata chiesta dalla società, aspettata, sfiorata, alla fine è arrivata. Con una rimonta da sogno, una partita complicata col Verona. «La cronaca della gara» Malen l’uomo della svolta Serviva lui, l’uomo che ha cambiato la squadra di Gasperini, Malen, il centravanti olandese che con 14 reti in campionato da gennaio ha trasformato in punti tutti i palloni che ha toccato in questi mesi. C’è bisogno di un gol? Ci pensa lui. Il rigore è stato parato da Montipò? Nessun problema. Dategli un pallone giusto e farà gol.E così, dopo un tempo intero di una Roma in modalità vado al minimo, stanca, compassata, con poche idee, travolta dalla paura che fermava le gambe e bloccava le idee è arrivato il gol di Malen al 56’ che vale un pezzo di futuro. I due episodi che hanno cambiato tutto Non è stato facile neanche per lui. Al destino serviva una mano. C’è stata di Bowie. Quel tocco in area che ha cambiato tutto. Rigore. Parata e gol. L’attimo che ha cambiato tutto. Il Verona era in 10 dal 50’ per l’espulsione di Valentini, per doppia ammonizione: è stato costretto a stendere più volte Dybala, immarcabile quando gioca nella sua zona preferita, il centro destra. Mentre i minuti passavano, la tensione saliva e la Champions sembrava l’isola (felice) che non c’è, quel tocco di mani di Bowie in area di rigore ha fermato il gioco. Tanti minuti di revisione al Var e la decisione: rigore. Non c’è gioia senza attesa. El Shaarawy si congeda lasciando il segno Malen prima se lo fa parare da Montipò, poi servito da Dybala, ancora decisivo, mette a segno. Il gol di El Shaarawy al 93’ è solo tabellino, è il gol di addio di un giocatore che si congeda lasciando il segno. E prendendosi il meritato applauso dello spicchio ospiti. La Roma ha avuto la bravura e la fortuna di non sprecare l’occasione e di poter scegliere il proprio destino all’ultima giornata vincendo 6 delle ultime 7 partite. Recuperando punti quando sembrava tutto finito. Di crederci sempre. Di non farsi travolgere dalle proprie fragilità, Solo a Pasqua, quando era stata schiantata al Meazza dall’Inter 5-2 sembrava fuori da tutto. Poi si è rialzata, ha infilato una serie di vittorie e ha centrato il sogno Champions. I tre cardini della Roma Ma anche puoi decidere il futuro, ti servono gli uomini giusti. La Roma ne ha tre. Dipende da Dybala, se si accende. Dipende da Malen, se segna. Dipende da Svilar se para. A Verona hanno risposto presente tutti e tre. Con il portiere ancora una volta insuperabile, anche nelle rare occasioni della squadra di Sammarco. Dybala con due assist e l’espulsione procurata. E lui, Malen, che si conferma l’uomo del destino, quello che i sogni non solo li alimenta. Semplicemente li realizza. VERONA (3-5-2) Montipò 7; Nelsson 5.5, Edmundsson 6, Valentini 4; Belghali 6 (41'st Vermesan sv), Akpa-Akpro 5.5, Lovric 5.5 (13'st Al-Musrati 6), Harroui 5 (25'st Sarr 6), Frese 5 (25'st Bradaric 6); Suslov 5.5 (13'st Bella-Kotchap 6), Bowie 5.Allenatore: Sammarco 5.5. ROMA (3-4-2-1) Svilar 7; Ghilardi 5.5 (1'st Ziolkowski 5, 27'st Kone 6), Mancini 6.5, Hermoso 6; Celik 6.5, Cristante 6, Pisilli 5.5 (1'st El Aynaoui 6), Rensch 6.5; Soulé 6.5 (27' El Shaarawy 7), Dybala 8; Malen 8 (39'st Vaz sv). ARBITRO: Sozza 6 RETI: 11' st Malen, 48' st El Shaarawy. Ammoniti: Lovric, Ziolkowski. Espulso Valentini al 5'st per doppia ammonizione.
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Malen e El Shaarawy riportano la Roma in Champions: 2-0 a Verona
Silvia Scotti·

Partita soffertissima per i giallorossi, che solo nel secondo tempo e in superiorità numerica (espulso Valentini) colgono un successo fondamentale