È stata una delle conferenze stampa più surreali della storia della comunicazione». Lo scrittore Maurizio de Giovanni ha osservato con attenzione De Laurentiis e Conte nel post match con l’Udinese. Cosa si aspettava? “Alla fine di un cammino tra due persone che si definiscono amiche mi sarei aspettato un saluto affettuoso e il riconoscimento del risultato raggiunto negli ultimi due anni. Non è andata proprio così. Ma c’è un altro aspetto importante da valutare».

Quale?

«La conferenza di domenica ha mostrato in maniera evidente la divergenza tra i due. Da un certo punto di vista, in un mondo di frasi fatte e copioni recitati, abbiamo assistito alla realtà dei fatti». Conte dice di aver abbandonato a causa dell’ambiente. Plausibile? «Rinuncia all’ingaggio più alto del calcio italiano e non sappiamo cosa farà. Lui dice che al momento non c’è altro e la Nazionale copre al massimo la metà dello stipendio che ha percepito a Napoli. Dobbiamo credergli. Bisogna capire cosa lo ha portato a rinunciare a un contratto del genere». Ha parlato di “falliti” che lo hanno attaccato. «Non credo si riferisca alla stampa, ma a ex dirigenti, ex allenatori che non hanno grandi curricula professionali e non sono mai stati teneri nei suoi confronti». E questi commenti possono essere alla base dell’addio? «Secondo me sì. Conte è un tipo emozionale e sente queste cose. Faccio un esempio personale». Prego. «Da scrittore cerco di non guardare le recensioni negative oppure gli insulti sui social. Mi fanno stare male, quindi posso capire lo sfogo di Conte».

E le parole di De Laurentiis?

«Faccio una distinzione. È il presidente del Napoli e ha sempre tenuto la squadra ai vertici, sotto questo punto di vista non ho nulla da dirgli. Un aspetto, però, non mi è piaciuto». Quale? «Eviterei certi toni nei confronti delle istituzioni. In assoluto non mi piacciono. Gli vorrei ricordare che lo stadio Maradona non è di proprietà del sindaco Manfredi, ma nostro. Un bene pubblico che va gestito con attenzione». Qual è il nome giusto dopo Conte? «Il mio è Roberto Mancini. Gioca 4-2-3-1, si è aggiornato e ha una storia importante». Allegri e Italiano? «Il primo non mi fa impazzire. Non mi piacciono il suo tipo di gioco e la difesa a 5. Italiano? Non farei l’esperimento di prendere un allenatore non pronto a certi livelli. È stato alla Fiorentina e al Bologna, se poi perde 2 partite di fila che cosa succede?».