Prima la Champions e poi il futuro del Napoli, che dovrà essere rivisitato a 360 gradi e non dipende solo dal rebus della panchina, anche se nella gestione di Aurelio De Laurentiis il ruolo degli allenatori è stato spesso oltremodo centrale. Il presidente preferisce infatti affidarsi di volta in volta a un tecnico di spessore e la sua è una scelta dalla matrice pure strategica, perché serve innanzitutto per colmare i vuoti della struttura societaria azzurra: fin troppo snella. È successo lo stesso con Antonio Conte, investito di responsabilità spesso superiori rispetto a quelle previste dal suo incarico. Sarà questo non a caso uno dei principali temi del confronto tra i due, che andrà auspicabilmente in scena (in caso di vittoria) subito dopo la trasferta di Pisa: senza perdere tempo. Urge infatti mettere almeno un punto fermo, visto che la programmazione a maggio inoltrato non può più attendere e di carne a cuocere ce n’è tanta, alla fine di una stagione piena di problemi e tutta in salita. Non solo dentro al campo. Il peccato originale del Napoli è stato con il senno di poi - e numeri alla mano - sopravvalutare il valore effettivo del suo organico. Colpa anche dell’enfasi superficiale con cui erano state analizzate le operazioni del mercato estivo, da più parti definito con leggerezza faraonico. Invece il lavoro del club azzurro nella campagna acquisti era stato mirato quasi esclusivamente a rimpolpare l’organico: giocoforza ridotto all’osso in conseguenza del decimo posto del 2024 e della mancata partecipazione nella stagione successiva alle Coppe. Più quantità che qualità, insomma, al netto dell’arrivo di un top player come Kevin De Bruyne, che però ha avuto un rendimento inferiore alle attese. Tutti gregari invece gli altri 8 rinforzi: Milinkovic-Savic, Beukema, Marianucci, Gutierrez, Elmas, Lang, Lucca e Hojlund. Alcuni di loro sono stati strapagati ed è su questo che devono confrontarsi De Laurentiis e Conte. Solo loro sanno infatti se la paternità dei colpi sparati a salve è della società, del tecnico o condivisa. Sul piano dei risultati al contrario il presidente non potrà eccepire, perché gli azzurri stanno per centrare la seconda partecipazione di fila alla Champions, con uno scudetto e una Supercoppa vinti nell’ultimo biennio. Più di così era difficile chiedere aI tecnico, che in campionato ha confermato d’essere un top. Restano i dubbi sulla qualità del gioco del Napoli e sul suo rendimento a livello internazionale, macchiato dalle trasferte flop di Eindhoven, Lisbona e Copenaghen, che sono costate l’eliminazione nella fase a gironi della Champions. Ma anche in questo caso ad aumentare la delusione dell’ambiente sono state le aspettative eccessive. L’ossatura della squadra azzurra - a parte Scott McTominay e Buongiorno - era infatti ancora la stessa dello scudetto vinto nel 2023, con tutti i veterani (da Di Lorenzo a Rrahmani, da Olivera a Juan Jesus, da Lobotka ad Anguissa, da Politano a Elmas) invecchiati di tre anni. Minimo il contributo dei nuovi. Milinkovic e Hojlund non sono due fuoriclasse e hanno dato quello che potevano. Gutierrez e Beukema si sono ritagliati spazi saltuari. Gli altri rinforzi estivi hanno invece fallito e continuano a deludere pure nei club che li hanno accolti in prestito: Lang al Galatasaray, Marianucci al Torino e Lucca al Nottingham Forest. Resa del 50 per 100 pure per la campagna acquisti invernale: bene Alisson, male Giovane. Il mercato è stato deficitario, anche se scotta soltanto la panchina. Ma il nocciolo della questione è un altro, per il Napoli: capire che serve una rifondazione, visto che i pretoriani del terzo e quarto scudetto sono in parabola discendente. Meret, Lobotka, Anguissa, Juan Jesus ed Elmas dovrebbero andar via, Di Lorenzo, Rrahmani e Politano invece resteranno. È su questo che dovranno trovare la quadra De Laurentiis e Conte: stavolta per competere ad alti livelli non basterà aggiungere gregari alla rosa attuale, bensì dei titolari. Alle porte per gli azzurri c’è un nuovo ciclo ed è una sfida potenzialmente intrigante, se gli obiettivi saranno spiegati ai tifosi in modo chiara. La narrazione del mercato “faraonico” dell’estate scorsa ha fatto danni quasi quanto i troppi infortuni, infatti. Prima c’è la trasferta di Pisa, però, con la Champions da conquistare. I soldi dell’Europa che conta sono la vera “conditio sine qua non” per restare al vertice. L’ultimo regalo degli eroi dei trionfi del 2023 e del 2025, vicini al capolinea.