Sei uomini, quaranta giorni, una poltrona. Il calcio italiano come il Trono di Spade, una corsa a colpi di accordi e intese sotterranee per aggiudicarsi la corona del pallone.

Il consenso quasi unanime della A per Malagò

Da 48 ore è partito un traffico di telefonate fittissimo tra chi muove i fili per la corsa alla Federcalcio. Un candidato formale c’è già. Giovanni Malagò ha chiamato più di mezza serie A ottenendo un consenso quasi plebiscitario: tutti sono pronti a sostenerlo, fatta eccezione per Lotito, anche se a definire il candidato dei club del campionato sarà solo l’assemblea del 13 aprile, un mese prima della chiusura delle candidature.

Gravina principale sponsor di Malagò

Eppure era l’uomo contro cui si compattò il calcio nel 2018: «Togliamo il pallone a Malagò» il motto con cui la Federcalcio scelse Gabriele Gravina, grazie al lavoro di saldatura del suo grande mentore, Giancarlo Abete. Oggi, Gravina è il principale sponsor di Malagò e sta lavorando per orientare verso di lui un consenso il più largo possibile. Consapevole che tutto ruoti intorno proprio all’amico Abete. È lui l’arbitro di questa partita elettorale, forte – da presidente della Lega Dilettanti – del 34 per cento dei voti che servono per eleggere il prossimo presidente della Federcalcio.

Abete riflette

Difficile pensare di vincere senza poter contare in partenza su un terzo del peso elettorale. E Abete cosa ne pensa? Ha deciso di prendersi una decina di giorni per capire da che parte tira il vento: dovesse percepire di poter ottenere un appoggio politico, penserebbe anche di correre in proprio. Altrimenti, aspetterebbe di capire su chi spostare il proprio peso.

La ricerca di alleati

Malagò e Abete non sono, storicamente, in rapporti cordiali. Il primo freme: parte con il 17,1 per cento dei voti, quelli dei 19 club di serie A che stanno con lui. E cerca alleati: se la serie B (5%) è un feudo facile da conquistare, meno scontato è attecchire tra i delegati della serie C(12%). Poi, ci sono le componenti tecniche, ossia calciatori e allenatori. Ma qui si apre un’altra partita.

L’assocalciatori è divisa

L’Associazione italiana calciatori è divisa. C’è una corrente “fedele” a Gravina che vorrebbe evitare fratture e quindi è pronta a sostenere Malagò. Un’altra in posizione di attesa. Sente infatti che potrebbe essere arrivato il momento per coronare il grande sogno del suo fondatore, Sergio Campana, scomparso lo scorso luglio: portare finalmente un calciatore alla guida della Figc. Il nome? Demetrio Albertini. Disponibile, sì, a patto che a avanzare la sua candidatura non sia l’Associazione. Ma una componente forte: e chi se non i Dilettanti di Abete.

Le condizioni di Malagò

In pratica, Abete ha in mano la corona e può scegliere su quale testa porgerla. Per scendere in campo, Malagò vorrà essere certo di avere un consenso larghissimo. Quasi assoluto. Per questo ha bisogno del lavoro di Gravina con l’amico Abete. «Io non ho mai preso decisioni per questioni personali, ma sempre giudicando i progetti e i comportamenti», racconta il numero uno dei Dilettanti ai suoi confidenti. Il primo spiraglio di un’apertura. Ma Abete non avrebbe dubbi a convergere verso un profilo non esattamente gradito se capisse che l’unica alternativa fosse lo stallo e quindi il commissariamento.

Le mosse di Abodi

Sì, perché c’è anche chi vuol rovesciare il castello di carte del pallone italiano. Il ministro Abodi, non si è arreso al “no” del presidente del Coni Buonfiglio e si sta muovendo ancora per commissariare la Figc. E ha trovato un alleato in Claudio Lotito. Che da giorni ha affidato al fedelissimo Lorenzo Casini – ex presidente della Lega serie A – il compito di scrivere un disegno di legge che permetta alla politica di commissariare la Federcalcio. L’Uefa osserva, cosa rischia l’Italia Una mossa estrema: anche il ministro Giorgetti ha messo in guardia sulla avventatezza del tentativo. Perché un intervento normativo simile sarebbe una grave ingerenza della politica nello sport. E può costringere la Uefa a escludere l’Italia dalle coppe europee e dall’Europeo, facendole perdere anche l’Euro 2032 da ospitare in casa. Da Nyon, avvisati sul tema, sono alla finestra: se il proposito non dovesse rientrare, il Mondiale rischierebbe di non essere l’unico torneo da cui resterà fuori il calcio italiano.