MILANO – Perché non si dimette anche Bonucci? Se lo chiedono i tifosi, al punto che sono gli stessi motori di ricerca a suggerire la domanda a chi digita il nome dell’ex difensore della Nazionale. Si sono fatti da parte il presidente della Figc, Gabriele Gravina, il commissario tecnico Rino Gattuso e anche il capo delegazione Gianluigi Buffon. Leonardo balla da solo, sotto la tempesta seguita alla terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale.

Assegnato di volta in volta alle squadre azzurre

La ragione ha poco a che fare con la grinta dell’uomo — dote che non manca nemmeno ai dimissionari — e molto con il suo ruolo: dopo il ritiro dal calcio giocato è entrato in Federcalcio nell’ottobre 2024, iniziando un percorso che già lo aveva portato a lavorare come vice di Bernardo Corradi nell’Under 20, nell’ambito di uno un accordo di stage con il Club Italia, la struttura federale che coordina le nazionali. In questo contesto, Bonucci viene assegnato di volta in volta alle squadre azzurre in base alle necessità organizzative: con l’arrivo di Gattuso, la Figc lo aveva voluto nello staff della Nazionale A. Intanto, accumula le ore richieste per sostenere l’esame del Master a Coverciano e conseguire la licenza Uefa Pro, il massimo livello (l’anno scorso ha ottenuto il patentino Uefa A: oggi può allenare fino in C e fare il secondo in A e in B). Proprio questo inquadramento spiega perché la sua posizione non sia automaticamente legata agli avvicendamenti politici o tecnici in Federazione. E dal punto di vista economico, un addio di Bonucci comporterebbe un risparmio modesto per le casse federali: l’incarico durerà fino al 30 giugno, poi sarà il nuovo corso della Figc a decidere il suo futuro. L’antipatia di La Russa Chi probabilmente non fa il tifo per una sua permanenza in organico è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che a caldo, dopo la sconfitta con la Bosnia, ipotizzò che fosse stato “il presuntuoso Bonucci” a indicare il ventenne Pio Esposito come primo rigorista. Una tesi poi smentita, ma l’antipatia resta.