Londra – Piers Morgan, 61 anni, è tra i presentatori televisivi più celebri al mondo, con milioni di follower sui suoi social e per il suo nuovo programma talk show online Uncensored, ex direttore del Daily Mirror e del News of the World, e soprattutto tifoso sfegatato dell’Arsenal, con accesso esclusivo alla squadra di Arteta che ha finalmente vinto la Premier League dopo 22 anni di astinenza. Morgan, come ha festeggiato? “Sono al settimo cielo. Ero a un evento con l’attrice 92enne Joan Collins, mia grande amica, ma a un certo punto le ho detto: ‘Perdonami, ma c’è solo una ragione per cui posso rinunciare a un evento mondano come questo…. Devo andare a vedere Bournemouth-City, perché il Manchester è sotto di un gol e l’Arsenal potrebbe vincere il campionato!’”. E se n’è andato? “Sì, quatto quatto, per vedere il secondo tempo della partita a casa. Il più giovane dei miei tre figli, tutti grandi tifosi dell’Arsenal, era su un aereo per la Cina, senza wifi e stava impazzendo. L’altro mio figlio è attore, mentre il più grande ha 32 anni ed è riuscito ad andare a festeggiare fuori dallo stadio Emirates con la ragazza. Ci siamo messaggiati compulsivamente nella nostra chat di famiglia su Whatsapp. Io ho esagerato con una bottiglia di rosso, guardato la tv fino a tardi. E poi c’è un altro signifcato importante per la nostra famiglia”. Quale? “Ho incontrato mia moglie (la giornalista Celia Walden, ndr) nel 2005. Da allora, l’Arsenal non ha più vinto una Premier League. Finalmente ieri anche lei ha provato sollievo (ride, ndr). Mentre io ero stato licenziato da direttore del Mirror la notte prima che noi Gunners diventassimo gli Invincibles con Arsene Wenger. E ieri sera pure mio padre si è complimentato, da tifoso del Tottenham, nonostante gli Spurs rischino di retrocedere”.

Solidarietà di North London. Ma lei perché tifa Arsenal, a differenza di suo padre?

“Era il 1971, finale di FA Cup. L’Arsenal aveva vinto il campionato quell’anno e Charlie George segnò il 2-1 decisivo contro il Liverpool con un missile da fuori area. Rimasi folgorato: mi innamorai di quel capellone e dell’Arsenal. Mio padre chiuse un occhio. Io no, con i miei figli. Appena hanno compiuto sei o sette anni, gli ho subito detto, uno a uno: ‘Guardate, potete tifare la squadra che volete. Ma io non vi parlerò mai più in vita mia’”. Un argomento convincente. E ora questo purgatorio di 22 anni è finalmente finito per tutti. “Siamo arrivati cinque volti secondi dalla nostra ultima vittoria della Premier e negli anni sono stato furioso, tipo quando abbiamo perso il campionato contro il Leicester di Ranieri. Come si dice in inglese, eravamo stufi di essere la damigella d’onore. Volevamo essere la sposa, finalmente!”.

Sa cosa ho notato da quando vivo a Londra? Molti tifosi di altre squadre considerano i tifosi dell’Arsenal come lei insopportabili e arroganti. “È vero, ma non me ne importa nulla. E non hanno visto ancora niente. Saremo ancora più insopportabili, perché qui stiamo aprendo un ciclo: ora abbiamo la finale di Champions League, poi dall’anno prossimo avremo un tesoretto di 350 milioni di sterline per il mercato, sempre più stelle del calcio vorranno venire da noi, Pep Guardiola sta lasciando il City e pure il Liverpool non se la passa bene. Insomma, l’Arsenal ha la possibilità di dominare per anni. E gran parte del merito va all’allenatore Mikel Arteta”. Del quale però lei tempo fa chiedeva l’esonero… “È vero, perché nei primi due anni non ha fatto bene, abbiamo perso 13 partite di campionato nelle prime due stagioni con lui alla guida e non capivo perché gli era stato rinnovato il contratto per altri tre anni dopo risultati inizialmente così scadenti, a parte la FA Cup nel 2020. Qualsiasi altro allenatore sarebbe stato licenziato. Lui invece no, è stato un uomo molto fortunato perché, una volta tanto, ha trovato una dirigenza che ha creduto in lui e nel suo progetto, anche a livello finanziario – a differenza del suo predecessore Unai Emery – e alla fine hanno avuto tutti ragione. La campagna acquisti di quest’anno è stata straordinaria, come ho detto allo stesso Arteta lo scorso ottobre quando l’ho beccato in un ristorante: l’Arsenal ha almeno due squadre titolari”.

E poi ovviamente c’è tutta la storia del discepolo Arteta che ha finalmente battuto il maestro Guardiola. “Vero, ed è un passaggio di testimone decisamente simbolico perché ciò accade nella stagione in cui il mentore Pep potrebbe lasciare il City dopo venti anni. Certo che a Guardiola brucerà vedere il suo assistente vincere al posto suo, ma allo stesso tempo, da maestro, credo sia incredibilmente orgoglioso di lui. Questa è poesia del calcio, e Arteta la incarna alla perfezione, con la sua intensità, il suo carisma, la sua carica. Anche perché credo sia il primo allenatore della storia della Premier ad aver vinto il campionato da allenatore con una squadra nella quale ha giocato”. Qual è il segreto di questo Arsenal? “Essere come una famiglia, e questo anche grazie ai valori che ha portato Arteta. Non escono mai storie di comportamenti sbagliati dei calciatori fuori dal campo, non vanno in discoteca a fare le ore piccole, mentre in campo molto raramente vengono espulsi. È un gruppo di ferro, e questo è forse il più grande merito di Arteta”.