Milano. Bastoni vuole esserci, Tonali pure. I due illustri acciaccati della Nazionale hanno una priorità: non mancare la qualificazione al Mondiale. In mezzo al classico supplemento d’ansia per gli infortuni che colpiscono gli azzurri prima dei grandi appuntamenti, e che sono figli del calendario tritacarne durante la fase cruciale della stagione, c’è una piccola grande novità per Gattuso, che per ottenerla ha fatto il giro d’Italia, d’Europa e un po’ anche del Medio Oriente, salendo su più di 80 aerei in quattro mesi per parlare di persona coi giocatori. Se tra loro si era avvertita nel recente passato una sottile rassegnazione allo strapotere dei club, che legittimamente antepongono alla Nazionale i propri interessi in quanto datori di lavoro, è tornata evidente tra i calciatori stessi, esternata senza infingimenti, la voglia di esserci a tutti i costi, anche resistendo alle eventuali pressioni. La squadra che li stipendia resta ovviamente importantissima. Ma lo è di più in questo caso, complice probabilmente l’eliminazione dell’intero contingente della serie A dalla Champions, la volontà di evitare all’Italia la terza eliminazione consecutiva ai play-off per il Mondiale e di restituirle la gioia della partecipazione al torneo più grande, che le più giovani generazioni di tifosi non hanno mai vissuto.
Bastoni e Tonali, sprint per l’Irlanda del nord
Il caso più emblematico è quello di Bastoni, appena uscito dalle polemiche per il caso della simulazione con la Juventus e dell’esultanza scomposta all’espulsione di Kalulu, ma poi bloccato nel derby da un fortissimo colpo alla tibia, che gli farà saltare Fiorentina-Inter: il regista della difesa non intende saltare per i dolori all’osso e alla caviglia la semifinale di giovedì 26 marzo a Bergamo con l’Irlanda del nord, propedeutica con la vittoria allo spareggio del 31 in casa della vincente di Galles-Bosnia. Vuole esserci pure Tonali, che durante l’ottavo di finale del Newcastle a Barcellona è uscito per un edema alla coscia, ma che ha cominciato subito a curarsi e che ha saputo resistere all’impulso, malgrado le forti pressioni dell’ambiente, di provare comunque a scendere in campo nel sentitissimo derby di Premier League col Sunderland. Vuole esserci Calafiori, che nel 2026 ha avuto qualche problema muscolare testimoniato dal dosaggio del suo impiego da parte dell’Arsenal, che si ripropone alla vigilia della finale di Coppa di Lega col Manchester City di Donnarumma. Vuole esserci Kean, la cui caviglia malconcia ha suggerito un’oculata gestione nella Fiorentina, agevolata dalla risalita in classifica. Per tutti loro Gattuso incrocia le dita.
Gli esempi di Retegui e Scamacca
È particolarmente indicativo il comportamento di due dei quattro centravanti (oltre al suddetto Kean e all’interista Pio Esposito, del cui attaccamento alla maglia azzurra non è lecito dubitare), chiamati dal ct per l’appuntamento decisivo, dato anche il loro ruolo cruciale nel 3-5-2 di Gattuso. L’oriundo argentino Retegui, che il commissario tecnico è andato a trovare in Arabia Saudita dove gioca nell’Al-Qadsiah constatandone la serietà nella preparazione atletica quotidiana supplementare proprio per la Nazionale, ha deciso di sfruttare la pausa del campionato saudita per arrivare al massimo ai play-off: ha affittato una casa a Firenze e da quasi una settimana si sta allenando a Coverciano sotto la supervisione dei preparatori dell’Italia, Dominici e Tenderini. Scamacca, centravanti dell’Atalanta, non si è invece arreso a un serio contrattempo, una lesione all’adduttore: ha voluto ugualmente rispondere alla convocazione e si curerà al centro tecnico fiorentino, per tentare il complicato recupero.
Gli 80 aerei del ct
Sono esempi fondamentali per il gruppo, che ha dovuto subire via via la resa a infortuni troppo seri per potere permettere miracoli. Di Lorenzo, Verratti che era stato cooptato per il rientro dopo quasi tre anni, Vicario, Gabbia e Zaccagni sono stati tolti dalla scena dagli imprevisti. Ma la cosa certa, come un altro ritorno dell’ultima ora conferma (quello di Chiesa, assente da quasi due anni, che ha cercato di capitalizzare nella sconfitta del Liverpool a Brighton la solita manciata di minuti nel finale), è che il ct nei quattro mesi di forzato letargo della squadra, senza nemmeno uno stage, si è impegnato al massimo nell’unico lavoro possibile: guardare ogni azzurro sul campo (un’ottantina i voli sui quali è salito il commissario tecnico, complessivamente lui e i suoi collaboratori hanno visto di persona quasi 300 partite) e soprattutto trasformarsi in psicologo dello sport, fino a rispolverare e ad aggiornare le competenze acquisite in materia nel 2012, durante il corso allenatori Uefa Pro a Coverciano. Gattuso sapeva di non potere sbagliare l’approccio con ogni singolo calciatore e di dovere toccare le corde giuste per sensibilizzare tutti sull’importanza del momento. Con i colloqui personalizzati e l’attenzione quotidiana sembra esserci riuscito. Ma ora arriva la parte più difficile.
