MILANO – La partita che potrebbe riportare l’Italia ai Mondiali dopo 12 anni la vedrà a casa, con gli amici di sempre. Una sorta di rito. Ma Simone Perrotta, uno che la Coppa del Mondo l’ha vinta nel 2006, non ha dubbi: “Ce la faremo, vinceremo in Bosnia e andremo in America. Non voglio neanche pensare a un insuccesso”. Perrotta, che partita sarà contro la Bosnia? “L’aspetto emotivo sarà la chiave. Però se analizziamo le due rose non dovrebbe esserci gara, non dimentichiamolo. La nostra è una nazionale con tanti grandi calciatori, gente che gioca in squadre di prima fascia in serie A e all’estero”. Vedremo lo stesso copione della semifinale play-off con l’Irlanda del Nord? “Possibile. Affronteremo avversari che si chiuderanno, sarà complicato trovare spazi e a noi un giocatore da uno contro uno manca. Giovedì prima del gol di Tonali vedevo un po’ di ansia, i fantasmi del passato. Ma non ho mai avuto dubbi sul risultato finale”.

Quanto è difficile giocare gare così?

“Un calciatore sogna notti del genere. È lì che puoi tirare fuori il carattere, la tua personalità. Io avrei voluto giocarle”. Beh, lei è stato in campo a Berlino in una finale di un Mondiale. “Sa che l’ansia in uno spareggio è maggiore? In finale ci sei arrivato, avessimo perso non sarebbe crollato il mondo. Se non vinci in Bosnia è un fallimento pazzesco. A livello emotivo pesa più uno spareggio che una finale mondiale”. C’è più paura o adrenalina? “Sono due facce della stessa medaglia. C’è timore, è inevitabile, ma non quello che ti paralizza. Piuttosto ti spinge a restare concentrato su quanto va fatto. Prima della partita pensi di non essere all’altezza, pensi a come possa andare, immagini i duelli e i gol. C’è un mix di emozioni, ma prevale la voglia di dimostrare che sei più bravo del tuo avversario”. A proposito di avversari: in Bosnia non hanno apprezzato l’esultanza di alcuni azzurri al rigore che ha qualificato allo spareggio la nazionale di Barbarez. Quel video può caricare i bosniaci? “L’ambiente sarà caldo a prescindere da quelle immagini. La posta in palio è alta. Noi ci giochiamo di più. Siamo l’Italia, 4 volte campione del mondo, non possiamo uscire. Loro avranno meno pressioni”. Gattuso è l’uomo giusto per riportare la Nazionale ai Mondiali? “Sì, e lo sta dimostrando con la sua carica ma anche con le idee. Le sue squadre giocano un bel calcio. Rino è bravo perché infonde serenità nel gruppo a cui serviva questa sua capacità di comunicare, la sua leggerezza. È empatico”.

In lui rivede qualcosa di Lippi? “Marcello riusciva a unire i giocatori e far sentire tutti importanti. In Rino vedo questo stesso atteggiamento. Il modo che ha di creare squadra, il rapporto personale con i calciatori”. La cosa che più l’ha stupita quando vi siete conosciuti? “Rino non ha maschere, la cosa più bella. È genuino, dice sempre quello che pensa senza giri di parole. Ho sempre apprezzato le persone che dicono le cose in faccia”. Siete entrambi cresciuti in Calabria. Il padre, Franco Gattuso, a Repubblica ha detto che con l’Irlanda del Nord Rino ha vinto da vero calabrese. “Noi abbiamo la testa dura, quando abbiamo un obiettivo facciamo di tutto per realizzarlo. Siamo orgogliosi. Ha detto che ci porterà al Mondiale, lo farà. Ne sono certo”.

Sta sviluppando con Zambrotta, Viscidi e Prandelli un progetto promosso dalla Figc per il calcio giovanile italiano. “Sì, abbiamo appuntamento domani per strutturarlo. È un percorso lungo e ambizioso. L’idea è che la crescita del nostro movimento passi dall’attività di base. È stata trascurata la formazione degli allenatori: i bambini hanno ancora qualità, dobbiamo metterli nelle condizioni giuste per sperimentare i gesti tecnici, ciò che la mia generazione faceva nelle ore passate a giocare per strada. È un progetto di sistema: oggi si investe nell’allenamento dei ragazzi di 13-14 anni, da domani lo si farà nella formazione dei tecnici, con un corso gratuito e aperto a tutti. Ci vorranno anni per vedere i primi frutti, ma se non inizi non arrivi. Mi auguro ci diano la possibilità di portarlo avanti”. Qualificarci ai Mondiali aiuterebbe? “Il progetto si muove su binari diversi. Però lo ha voluto il presidente Gravina, dovessimo perdere con la Bosnia non so che scenari si aprirebbero. E certo andare in America darebbe un impulso positivo al calcio italiano”. È attiva in questi giorni la chat WhatsApp dei campioni del 2006? “Sì, gli ultimi messaggi sono gli in bocca al lupo a Rino e Gigi (Buffon, capo delegazione dell’Italia, ndr) prima della gara con l’Irlanda del Nord. Quel trionfo ci legherà sempre”. Cosa proverà Gattuso stasera prima della partita? “Vorrebbe giocarla, come tutti noi. Essere parte di notti del genere è bellissimo. La maglia della Nazionale è pesante come nessun’altra. Hai una responsabilità, quando suona l’inno ti rendi conto che ci sono 60 milioni di persone che ti stanno spingendo. È la gioia più grande che un calciatore possa provare”.