La partita numero 380 del campionato italiano è la più indegna. Immaginate giocatori e allenatori preparare per giorni i 90 minuti più importanti dell’anno e poi ritrovarsi ostaggio degli ultrà per più di un’ora. Loro, il pubblico, a pretendere di decidere se si gioca oppure no, sotto la minaccia di trasformare lo stadio del Torino nell’arena di una corrida. Il sipario tono su tono di una stagione oscena: quella degli ultrà che si danno appuntamento in autostrada per farne il set del loro orrore. Una stagione da dimenticare Degli arbitri che sfilano in procura mentre i loro dirigenti devono dimettersi travolti da inchieste sportive e non. Delle polemiche strillate e delle simulazioni in mondovisione. Soltanto una settimana fa, un altro derby ha tenuto in sospeso per giorni il campionato: giocarlo avrebbe potuto mettere in pericolo chi, a pochi metri di distanza, avrebbe dovuto assistere a una partita di tennis. Compreso il presidente della Repubblica. Quando si parla di cosa non funzioni nel calcio italiano, l’errore peggiore che si possa fare è pensare che il problema sia soltanto uno.
