ROMA – Chivu ovviamente non lo schioda nessuno. Gasperini si è imbullonato in panchina da sé, dopo aver vinto il braccio di ferro con Ranieri e Massara e convinto i Friedkin a far scrivere a lui i piani operativi della Roma. Fabregas non è soltanto l’allenatore del Como, ma per molti versi è il Como, di cui è stratega e persino azionista. Le altre panchine delle squadre che andranno in Europa, e quelle delle zone limitrofe, invece traballano, un po’ perché i club sono scontenti dei loro tecnici e molto perché i tecnici sono scontenti dei loro club e di chi li dirige: il potere di “esonerare” un dirigente è ormai più forte del rischio di venirne esonerati.
Due certezze: Conte e Palladino via
Di sicuro Conte lascerà il Napoli e Palladino l’Atalanta (a lui pensa la Lazio), mentre Allegri e Spalletti vivono situazioni per certi versi simili (gli scontenti sono loro, non i presidenti) e molto dipenderà da come andrà a finire la volata Champions. Devono ancora capirsi Italiano e il Bologna, mentre cambieranno di certo Lazio e Torino. Grosso e Runjaic potrebbero lasciare Sassuolo e Udinese non perché lì non li vogliano, ma perché sono in molti a volerli, anche a un livello superiore. Vanoli sta chiudendo in maniera brillante e cercando di meritarsi la Fiorentina. Fabregas non si muove da Como Nel futuro delle panchine italiane ci dobbiamo aspettare molti cambiamenti, d’altronde da noi un allenatore dura in media 392 giorni, contro gli 834 della Liga, i 797 della Bundesliga, i 777 della Premier: l’anno prossimo i soli a cominciare la terza stagione di fila nello stesso posto potrebbero essere Fabregas e Runjaic, forse Italiano.
Spalletti e la Juve, quale futuro?
I casi più spinosi riguardano Milan e soprattutto Juventus, dove sta andando in scena una sorta di resa dei conti: Elkann è stato messo al corrente da Chiellini dell’incompatibilità tra Comolli e Spalletti. Spetterà all’azionista di maggioranza decidere come gestirla, se demansionare il dirigente (ma basterà? e lui, nel caso, accetterà?) o rinunciare a uno dei due. A Comolli ha affidato il progetto di rinascita bianconera (per il precedente aveva scelto Giuntoli ed è durato due anni appena), che in tutta evidenza è cominciato malissimo. Spalletti ha catalizzato attorno a sé il consenso dell’ambiente intero, sempre ammesso che le riflessioni che Lucio sta facendo non inducano lui a decisioni clamorose, ma non più inattese.
Allegri corteggiato da De Laurentiis
Allegri è più tranquillo. Se porterà il Milan in Champions, il suo contratto aumenterà di un anno (dal 2027 al 2028) e di un milione (da 5 a 6), poi molto dipenderà dalla sua volontà, che sarà indirizzata da cosa verrà fuori dalla dirigenza rossonera a molte anime. Intanto, Max ha ricevuto offerte da Lotito, che da anni cerca invano di convincerlo, e soprattutto da De Laurentiis, che nel suo giro d’orizzonte ha sondato anche Grosso, Palladino e Farioli (ma resterà al Porto, dove ha vinto il campionato) e nel frattempo culla l’idea del romantico ritorno di Sarri.
Sarri nel mirino dell’Atalanta
A sua volta il tecnico della Lazio oltre a essere in parola con il Napoli (biennale da 2,7 milioni a stagione) è corteggiato dall’Atalanta (3 milioni a stagione) dove arriverà Giuntoli. L’ex dg della Juve ha pensato anche a Thiago Motta, che dovrebbe però rimpiazzare Mourinho al Benfica. Tra i nomi in rampa di lancio c’è quello di Ignazio Abate, partito dalla Primavera del Milan (fu Ibrahimovic a farlo fuori, si racconta) e protagonista di un’annata eccellente con la Juve Stabia (piace a Sassuolo e Torino), come anche Aquilani al Catanzaro. In serie A rivedremo Stroppa — con il Venezia ha centrato la quarta promozione in carriera — e il visionario Alvini, uno dei pochi in Italia a giocare col 4-3-3: il suo Frosinone è stato uno spettacolo.
