TORINO – La riscoperta del corto muso non è dispiaciuta a Spalletti: "A questo punto del campionato, va bene anche portare a casa il risultato in un'altra maniera". Non c'è però nessun tipo di conversione, nella Juventus che da mesi cerca di ricostruirsi attraverso il gioco, con esiti ancora alterni: c'è solamente adattamento. Come dice l'allenatore, quando alla fine della stagione resta ormai soltanto un mese e mezzo, si prende tutto quello che passa il convento, senza fare troppo gli schizzinosi. "E poi abbiamo perso camionate di punti in partite che avevamo giocato meglio, ci sta che una volta succeda il contrario".

A Spalletti piace la Juve da battaglia

A Spalletti, insomma, la Juventus di Bergamo non è dispiaciuta. "Ho scoperto un altro volto di questa squadra", rispolverando le caratteristiche che appartengono al dna bianconero più profondo e che lui sta faticosamente tentando di modernizzare: spirito di sacrificio, compattezza, capacità di resistenza, concretezza e, in pratica, quell'insieme di qualità che una volta si chiamava cinismo ma che negli ultimi anni era trascolorato in un gioco triste, brutto da vedere e probabilmente anche da giocare. Spalletti sta cercando di fare quello che ad alcuni dei suoi predecessori, quelli con principi di calcio che si spingessero al di là del "vincere è l'unica cosa che conta" (sottinteso: non importa come), non era riuscito, e finora è l'unico che ce la stia facendo, visto il consenso che ha radunato attorno a sé e dimostrato dal rinnovo del contratto, dai cori dei tifosi, dagli applausi dei giocatori.

Spalletti: “A volte ho spinto troppo ad attaccare”

Non sempre la squadra è riuscita a stargli dietro e lui stesso ha ammesso di fare fatica a capirla, certe volte. "Ma è dipeso anche da me, che ai ragazzi ho sempre detto giochiamo, giochiamo, giochiamo, attacchiamo e forse ci si è un po' scordati che anche difendere è una qualità". Non ci sarà di sicuro una svolta verso il risultatismo puro, ma Lucio è contento di aver ampliato il repertorio. "A Bergamo abbiamo fatto vedere una faccia differente ma comunque di alto livello, attraverso una strada che ho chiesto poche volte di percorrere ma che ci ricorda che anche sacrificio e personalità possono darti risultati. Io i miei calciatori ho sempre cercato di farli essere giocosi, di togliergli pressioni, ma se capiscono che un po' di sostanza serve è meglio".

Il corto muso un'eccezione, non una filosofia

Poi è chiaro che a nessuno il primo tempo di Bergamo è piaciuto e quei tre quarti d'ora di sofferenza, di inferiorità addirittura, non c'entrano niente con lo spirito di sacrificio, la personalità, la concretezza. "Sarebbe un peccato abbassare il livello di gioco che abbiamo raggiunto", insiste infatti Spalletti, che molto semplicemente considera partite come quella vinta contro l’Atalanta delle eccezioni necessarie, perché il calcio non è sempre quello che si vuole giocare, che si è previsto, immaginato. Il corto muso è in pratica una risorsa in più, un'alternativa da sfoderare nei momenti di difficoltà, ma non è certo una filosofia da abbracciare perché, come l'allenatore ha sottolineato diverse volte, equivarrebbe a fare dei passi indietro sulla strada del progresso. È altro quello che l'ex ct ha in mente, ma a questo punto del campionato, si sa, vale tutto e non si butta via niente.