ROMA – La favola che da anni il calcio italiano ama raccontarsi è una storiella rassicurante, di quelle che fanno dormire bene: “I problemi per la sicurezza sono fuori dagli stadi, non dentro”. Vero. A patto di accettare che l’assistente dell’arbitro diventi bersaglio di sputi o del lancio di monetine. Di prendere per buono che su un calciatore possano piovere accendini o che sia normale vedere volare in campo petardi e fumogeni. Sputi agli arbitri e monetine sugli avversari: Genoa regina delle multe Sul prato di Marassi, se fai quarto uomo e magari sei intento a mettere pace tra panchine agitate, può capitarti di essere “attinto da tre sputi”, come da verbale del giudice sportivo Mastrandrea. È successo a Pairetto durante l’ultimo Genoa-Bologna, 25 gennaio scorso. L’episodio chiudeva un pomeriggio scandito da una bottiglietta di plastica che colpiva al braccio Skorupski mentre usciva espulso, prima che un suo compagno fosse centrato alla schiena da un accendino e da alcune monetine. Monetine che, alla penultima di campionato, sullo stesso campo, hanno raggiunto pure un guardalinee. Eppure, nonostante 113mila euro di multe totali, al Genoa non spetta la maglia nera dell’anno. Il tariffario delle multe A dominare la classifica delle sanzioni è il Lecce: 155 mila euro, sul podio la Roma (95mila euro). Il conto totale del giudice sportivo racconta una stagione da 740mila euro di sanzioni pagate dai club per i comportamenti dei propri tifosi. Fumogeni e petardi scagliati in campo, bottigliette e bicchieri di plastica lanciati contro avversari o sul terreno di gioco, inattese manifestazioni pirotecniche: episodi simili si ripetono ogni settimana in ogni stadio con una normalità spiazzante. Ma i rapporti del Giudice sportivo, giornata dopo giornata, raccontano una nuova e sommersa galleria degli orrori del calcio italiano. Un tariffario: tre fumogeni sul terreno di gioco? Paga 8mila euro. Una bottiglietta nel settore ospiti? Il prezzo è 5mila. Un petardo in campo? duemila. Ma se hai colpito qualcuno – e succede – puoi arrivare a pagare anche 20mila euro. Giocatori e guardalinee storditi dai petardi Tutti ricordiamo del petardo che ha centrato Audero in Cremonese-Inter, lasciandolo stordito. A volte capita anche agli arbitri. All'Olimpico, partita della Roma in casa con l'Atalanta, un petardo piove in campo, ma a differenza di tanti altri, centra al piede il guardalinee Cecconi. Quello rimane momentaneamente stordito, l'arbitro Fabbri minaccia: "Se ha problemi andiamo negli spogliatoi, non mi frega niente". Finirà solo con una multa. Mestiere difficile quello di correre lungo la fascia con una bandierina in mano. A Lecce, penultima di campionato, un altro guardalinee è stato centrato da monetine alla schiena e a un braccio. A qualcuno è andato meglio: solo un lavaggio gratuito con un bicchiere di birra piovuto dalle tribune. La rete di una porta bruciata a Firenze A volte qualche oggetto tirato senza finalità belliche finisce dove non dovrebbe, chissà se per caso o per dolo. A dicembre a Firenze, un fumogeno partito dalla curva dei tifosi fiorentini ha preso la rete della porta e l’ha danneggiata, costringendo l’arbitro Mariani a fermare la partita. Tra tifosi poi ci si lancia di tutto: insulti con chiara matrice discriminatoria (romanisti e atalantini a quelli del Napoli) lattine, bottiglie semipiene, l’asta di una bandiera, a Bergamo persino un frutto. Quale fosse l’intento, in questo caso, è difficile dirlo.