Un punto ristoro da realizzare in tribuna autorità. Pedane, pannelli, lavori in corso allo stadio Maradona: arrivano i vigili urbani e scoprono che non c’è il permesso per costruire. Scatta il sequestro della struttura per “il reato di abuso edilizio ad opera di Aurelio De Laurentiis che nella sua qualità di amministratore del Napoli commissionava le opere”. Così scrivono gli agenti. Il caso finisce davanti al giudice per le indagini preliminari che il 18 maggio convalida il sequestro. Ora la società potrebbe impugnare il provvedimento, smontare e spegnere sul nascere la vicenda giudiziaria. Ma chissà quanto questa storia di abusi edilizi avrà alimentato l’ira di De Laurentiis domenica, dopo il match con l’Udinese: «Investire sul Maradona non si può: è inadeguato». E con perfetto tempismo il patron ha riacceso il dossier caldo dello stadio. Ha ribadito che vuole costruirne uno nuovo di zecca, avendo adocchiato un terreno questa volta a Napoli est, zona Q8. Dopo altre location in passato archiviate. Domenica è partito l’attacco di De Laurentiis: «Spero che il sindaco non si metta di traverso: è anche juventino e non gliene frega niente». Gaetano Manfredi punta sul restyling dell’impianto di Fuorigrotta, di proprietà del Comune, in vista degli Europei 2032. E ci crede ora che ha l’accordo in tasca con i soldi della Regione. Nella querelle sullo stadio, ecco il nuovo capitolo. Si apre il 7 maggio scorso: due vigili urbani si presentano in tribuna autorità mentre sono in corso i lavori per uno spazio chiuso, “verosimilmente adibito a punto ristoro”. Scattano foto. Si tratta di un volume di 150 metri quadrati, altezza di circa 3 metri e mezzo, realizzato in pannelli coibentati, perimetro in cartongesso, tre pedane in legno per il calpestio che poggiano su una struttura metallica, due vani wc. Previsti impianti “idroelettrici e di climatizzazione”. Gli agenti dell’unità operativa Tutela edilizia chiedono lumi. C’è un direttore dei lavori che esibisce una delibera di settembre 2025 con cui la giunta Manfredi ha approvato una richiesta del club: tre nuove sale “hospitality” per le esigenze della società. Il Comune diede l’ok in cambio dell’aumento di quasi 30 mila euro del canone di concessione pagato dal Napoli. Quella delibera legittima i lavori del punto ristoro? I vigili si rivolgono agli uffici del Comune che replicano così il 12 maggio: “il nulla osta non assume valore di titolo edilizio”. E così il 13 maggio scatta il sequestro. Davanti al giudice il Napoli ha provato a far valere le sue ragioni: insistendo “sulla natura temporanea dell’opera, pari a due anni” fino alla scadenza della convenzione con il Comune a giugno 2028. Ma il giudice Raffaele Coppola ha chiarito nella ordinanza del 18 maggio che sono per legge “opere realizzabili in regime di attività di edilizia libera, senza necessità del preventivo rilascio del permesso di costruire, solo quelle temporanee e rimosse entro un termine non superiore a 180 giorni”. Quindi, seguendo il ragionamento, “due anni” sono “superiori al termine di 180 giorni”. Ancora: “Priva di pregio - si legge nel provvedimento - è l’argomentazione secondo la quale la temporaneità dell’opera discenderebbe anche dal suo utilizzo solo in occasione delle competizioni sportive”. Per il giudice “l’opera stagionale è destinata a esigenze ricorrenti”, e “necessita del permesso per costruire”. In definitiva: “il titolo edilizio non può ritenersi soppiantato dalla delibera di giunta”, mostrata dal direttore dei lavori. Di fatto quella delibera - è scritto nell’ordinanza - “incide sulla originaria concessione d’uso dello stadio in favore della società sportiva, con incremento del canone concessorio, senza tuttavia avere valore di titolo edilizio, come confermato dalla stessa società su sollecitazione della polizia giudiziaria, né potere derogatorio della disciplina di rango superiore”. Risultato: sequestro convalidato dal giudice. Niente più punto ristoro in tribuna autorità? Si vedrà. De Laurentiis è convinto di andare via dal Maradona. Ma costruire stadi altrove comporta comunque permessi, autorizzazioni, pareri. Il sindaco sarebbe pure ben disposto: «Siamo contenti - ha replicato l’ex rettore - Ma stiamo aspettando questi progetti da tanto tempo».
