ROMA – Si è ritirato dal calcio, ma il mondo del pallone non lo dimentica. Oggi Giovanni Trapattoni compie 87 anni e gli auguri arrivano da ogni città e nazione dove ha giocato e allenato in più di cinquant’anni tra campo e panchina. Molti anche i messaggi di ex compagni di squadra e ex calciatori: tra i più sentiti quello di Aldo Serena (“Ti voglio bene, mi dispiace non ci si riesca più a vedere”). Il Trap in realtà è comparso tre giorni fa su Instagram, in alcuni scatti di un gruppo di tifosi del Milan e appassionati di maglie d’epoca. Sorridente, in mano la sua numero 6 e vecchie foto.
La carriera di Giovanni Trapattoni
Da calciatore ha vinto tutto come colonna del centrocampo rossonero. Diciassette le presenze in azzurro, senza però mai giocare un minuto di un Europeo o di un Mondiale. Con il patentino di allenatore in tasca ha girato il mondo, senza perdere mai di vista l’obiettivo finale: la vittoria. Nella sua bacheca dei trofei ci sono sette scudetti (sei con la Juventus, uno con l'Inter), un campionato tedesco (Bayern), un campionato portoghese (Benfica), un campionato austriaco (Salisburgo), una Supercoppa italiana (Inter), due Coppe Italia (Juve), una Coppa di Germania e una Coppa di Lega tedesca (Bayern), una Coppa Campioni (Juve), tre Coppe Uefa (Juve), una Coppa delle Coppe (Juve), una Coppa intercontinentale (Juve), una Supercoppa europea (Juve). Ha poi sfiorato uno scudetto con la Fiorentina di Rui Costa-Batistuta-Edmundo nel 1999 e guidato Cagliari e Stoccarda.
Trapattoni e la Nazionale
Con la Nazionale italiana ha vissuto da protagonista l’ingiustizia del Mondiale coreano del 2002 e dell’arbitro Moreno e ha lasciato l’azzurro dopo l’eliminazione ai gironi di Euro2004. Dal 2012 Trapattoni è nella Hall of Fame del calcio italiano e detiene ancora il record di presenze sulla panchina della Juventus, 596 (Allegri si è fermato a 420, Lippi a 405).
Trapattoni e l’ultima avventura in Irlanda
Tra gli auguri social il tweet della Federcalcio dell’Irlanda, la sua ultima avventura. In cinque anni a Dublino, oltre a far crescere il movimento intorno alla nazionale che ai play-off di marzo si giocherà l’accesso al Mondiale, ha lasciato il ricordo divertito di una conferenza stampa accesa in cui ha pronunciato una frase divenuta leggenda: Don't say cat is in the sac if the cat not is in the sac. Un proverbio riadattato da un maestro genuino che il tutto il mondo del calcio oggi festeggia.
