Tutto si aggiusta. Inizia così Valentina Giancinti, dicendo già (quasi) tutto quello che voleva dire. La morte della persona che amava di più, la separazione dei genitori e la mamma che va via di casa quando era bambina, la famiglia divisa a metà, un fratello che se ne va, la dislessia, la scoperta di essere un Hsd, il successo, ma non all’improvviso. Il Milan, l’Atalanta, la Roma, la Nazionale, ora il Como. Oltre 200 gol in serie A. Sacrifici e impegno, dolori e gioia, voleva che il messaggio arrivasse a tutti: “Per essere felici bisogna sapere cosa è il dolore”. Non è stato percorso facile. “Ogni cosa si può risolvere, serve trovare il modo di superare tutto. Ma bisogna faticare. Sapere che chi si arrende non può trovare la felicità. Serve fatica, anche nella vita: per conoscere le gioie bisogna sapere cosa è il dolore”. Perché ha voluto raccontare dettagli così intimi? “Ho pensato che avrei potuto aiutare altre persone. Nella vita ci sono momenti difficili. Bisogna superarli. Allora ho detto ad Alessandro Alciato, quando mi ha proposto di scrivere “Il coraggio di chi trema” (edizione Mondadori), però scriviamo tutto”. E lo ha fatto? Sì. Ho voluto raccontare quanto dolore ho provato in piena adolescenza, una fase che non ho vissuto. Mi ha provato la spaccatura della famiglia. Mamma che se ne va con uno dei miei fratelli, la famiglia divisa. Ho fatto da genitore a mio fratello più piccolo, mi sono dovuta prendere responsabilità, non ho potuto vivere la spensieratezza dell’età. E poi la morte della persona che amavo di più, quella che mi era più vicina, un vuoto”. Sua nonna. “Era un punto di riferimento: amica, nonna, mamma, zia. Era tutto. Mi ha abbandonato il corpo. Perdevo chili senza capire perché. Mi cadevano i capelli, li ho rasati”.
E la scelta di sua madre di andare via con uno dei fratelli?
“Ci ha segnato”. L’ha perdonata? “Non l’ho superata completamente”. La ferita resta “Ho dovuto contare me stessa, sapere di dover fare da sola. Lì ho capito che devi allenarti al coraggio. Una cosa che scrivo nel libro: non aver paura di affrontare le difficoltà. Quando si superano trovi persone, emozioni, sensazioni. Ma prima bisogna prenderle di petto, fermarsi, dirsi ok, sono momenti che ti segnano e ti insegnano”. Non è stato l’unico momento difficile, ha scoperto di avere la dislessia. “E solo dopo aver finito scuola. Avevo tanta rabbia. Facevo fatica a studiare e leggere. Se l’avessi saputo prima, l’avrei gestita”. Adesso ha saputo di essere “persona altamente sensibile”. “Ho fatto un Hsp test ed ho capito perché provo emozioni. Soffri tanto, per giorni non riesci a elaborare, stai giù di morale, ti fai travolgere. Senti le emozioni degli altri, le assorbi e dopo sei stanca”. Cosa prova? “Euforia massima, voglia di piangere, rabbia. Soffro i rumori. Da ragazza pensavo di essere pazza, non potevo stare in un pub mentre gli altri si divertivano. Mi sentivo strana, diversa. Mi chiedevo perché tutto questo mi irritava, mi innervosiva. A Coverciano provavo tensione. Le altre stavano sempre insieme, io pensavo di aver scaricato la batteria. Poi ho capito: mi serviva ogni tanto staccare, stare sola un po’, fare una passeggiata, avere qualche ora per me” Beh ha trovato la soluzione. “Il problema è che prima di saperlo non potevo passare allenamento-chiacchiere-cena, stare sempre insieme. Tutto troppo. E mi sentivo sbagliata. Pensavo di non saper stare in compagnia”. E ci riesce ora? “L’amore è l’antidoto a tutti. Nel libro non ho voluto parlare di relazioni, non volevo si perdesse il focus. Ma tutti ne abbiamo bisogno. Sto conoscendo una persona, vediamo come va. Con l’amore superi tanto. Dimezzi le paure”. Atalanta, Napoli, America, Roma, Como, il giro del mondo, con coraggio. “Dietro solo il sogno. Ti fa sentire viva. Una donna che fa calcio non lascia casa perché pensa di diventare milionaria, segue la passione. Ho conosciuto posti e persone, ho visto posti splendidi”. Come si sopportano gli insulti quando si è l’unica bambina che gioca a calcio con i maschi? “Con loro mai un problema in piazza. Il calcio è calcio. Alle partite dagli spalti sentivi i commenti da qualche genitore, spesso infelici: ma sta ragazzina? Riuscivo a farli ricredere. Il segreto è il lavoro e mai arrendersi. Io mi impegnavo in allenamenti extra. Facevo tante rinunce. Il sabato sera gli amici uscivano, andavano a ballare, bere drink, io no. Dovevo arrivare. Volevo una vita sana, riposare, restare concentrata. E il Mondiale 2019 ha sbloccato tutto”. Il calcio femminile è cresciuto da allora, ma non abbastanza come in alcuni altri Paesi. “Siamo un Paese che ancora non lo vede. Si fanno paragoni con gli uomini, ma non vano fatti. Siamo un'altra cosa. C’è troppo maschilismo. In Spagna, in Inghilterra si riempiono gli stadi. Da noi si potrebbe fare meglio. I ragazzini mi riconoscono, loro guardano solo il pallone. Spero che la prossima generazione abbia un’altra mentalità”. Ha ottenuto ora l’ennesimo successo, con il Como. “Conquistato a Roma il posto dove sono stata più felice. Dove avevo casa e guardavo il tramonto. Una promozione dopo un anno pesante. Anche questo è stato un anno dove sono dovuta ripartire da zero”. Il Como uomini in Europa, il Como donne promosso. Vi frequentate? “Sento Alvaro Morata, abbiamo buon rapporto, lui capisce. E Butez che sapeva tutto di noi”. Ma il calcio femminile è la fotografia: le donne sempre meno viste. “Dobbiamo dimostrare sempre in più. Il Paese sta cambiando, ma c’è bisogno di lavorare, crescere ancora”.
