Gli è bastato poco per conquistare il Maradona. Il dna è quello del talento puro. Chi frequenta Fuorigrotta ha da sempre un debole per chi è bravo a saltare l’uomo mostrando grande tecnica. Alisson Santos accelera, sterza e si lascia l’avversario alle spalle. Poi sa concludere l’azione. Parte da sinistra e rientra sul destro calciando in maniera forte e precisa. È diventato un marchio di fabbrica del brasiliano, la scommessa di gennaio che profuma tanto di certezza. Il direttore sportivo Giovanni Manna ha cominciato a seguirlo dopo la sfida di Champions tra il Napoli e lo Sporting Lisbona, dove il brasiliano è arrivato quest’estate. Alternativa di lusso, questo il suo ruolo in Portogallo, ma tra dicembre e gennaio aveva mostrato segnali chiari di crescita. Il diesse azzurro ha deciso allora di puntare sul 23enne brasiliano che ha la cittadinanza tunisina (suo padre Ady ha giocato nell’Esperance Tunisi) con una formula molto conveniente. La valutazione complessiva è di 20 milioni di euro: il Napoli ha pagato 3,5 milioni per il prestito oneroso e ha un diritto di riscatto da esercitare a giugno di 16,5 milioni. La decisione non è stata presa ufficialmente, ma se il rendimento di Alisson continuerà a crescere, difficilmente il Napoli se lo farà scappare e acquisterà il brasiliano a titolo definitivo ad un prezzo vantaggioso. La sua valutazione è destinata a crescere. Alisson ha ampi margini di miglioramento: alle doti naturali, c’è da aggiungere il lavoro con Conte che lo sta completando. Alisson sta imparando pure la fase difensiva (gli attaccanti moderni sanno rincorrere pure l’avversario) e a leggere al meglio i momenti della partita. L’allenatore azzurro ne ha apprezzato l’approccio: «Si è messo subito a disposizione con grande umiltà e sta imparando», ha spiegato Conte all’inizio dell’avventura del 23enne campioncino di Bahia. È stato decisivo con la Roma realizzando un 2-2 fondamentale per le ambizioni Champions del Napoli e poi si è preso la maglia da titolare nella trasferta di Bergamo. Conte lo ha confermato a Verona e di nuovo al Maradona contro il Toro: è stato decisivo dopo appena sette minuti. Ha lasciato sul posto il marcatore (Ebosse) e poi ha superato Paleari con un destro preciso. Il suo destino è cambiato in poco tempo: in Portogallo non aveva mai giocato una gara dall’inizio, al Napoli è diventato un titolare e non ha intenzione di fermarsi adesso.