La guerra in Iran rimbalza sui campi di calcio. Cinque giocatrici della nazionale iraniana hanno ottenuto asilo politico in Australia, dove nei giorni scorsi avevano partecipato ai Campionati asiatici di football femminile. Ad annunciarlo è stato Donald Trump. Alcune delle loro compagne, sotto scorta degli accompagnatori ufficiali della delegazione di Teheran sul bus che le riportava in albergo dallo stadio di Gold Coast, dove domenica hanno giocato l’ultima gara, hanno alzato il pugno verso fotografi e sostenitori: il segnale internazionale di una silenziosa richiesta di soccorso. Centinaia di fan, appartenenti alla comunità di espatriati iraniani locale, hanno circondato il mezzo gridando slogan come «salvate le nostre ragazze». Il presidente Usa aveva esortato il governo australiano a «dare asilo politico a tutte» e metterle al sicuro dalla repressione se fossero ritornate nel proprio Paese.
La settimana scorsa, durante la prima gara del torneo, contro la Corea del Sud, le giocatrici dell’Iran non hanno cantato l’inno nazionale all’inizio della partita: una scelta che ha provocato irati commenti negli ambienti nazionalisti di Teheran. «Sono traditrici della patria e vanno punite severamente», ha dichiarato un commentatore in televisione. Nei match successivi, la squadra ha cantato l’inno, ma senza entusiasmo. Sugli spalti i tifosi dell’Iran, immigrati in Australia da tempo, sventolavano la bandiera con il leone, vessillo ufficiale prima della rivoluzione islamica del 1979.
Soltanto una volta, mentre riceveva le cure del massaggiatore in campo, una delle atlete ha avuto il coraggio di mandare un bacio ai fan. Nell’hotel che ospitava la nazionale iraniana, a Gold Coast, una città di oltre 600mila abitanti sulla costa orientale australiana, sede di questa edizione dell’Asian Cup, giornalisti e televisioni del posto hanno descritto momenti di grande nervosismo, le giocatrici incerte su da farsi, i dirigenti e gli addetti al servizio di sicurezza iraniano determinati a impedire contatti con i media e a farle rientrare in camera.
Qualcuna è riuscita lo stesso a parlare con gli attivisti pro-democrazia iraniani che affollavano la hall. «La polizia australiana ci ha detto che le proteggerà», riferisce un familiare di una delle atlete alla rete televisiva Abc di Sydney. Poco dopo, su Truth, Trump ha scritto: «L’Australia dovrebbe dare asilo politico a tutte le giocatrici dell’Iran. Se non le accogliete voi, le accoglierà l’America». Poi l’annuncio con i complimenti al premier Anthony Albanese: «God bless Australia!». Craig Foster, un ex capitano della nazionale di calcio maschile australiana, afferma che le giocatrici iraniane «sono tenute in ostaggio» dai manager della squadra. «Non tutte si sentiranno di accettare un’offerta d’asilo perché alcune di loro hanno figli e familiari in Iran», aggiunge, «ma è importante che l’offerta venga fatta».
