Il “Re di Coppe” si è messo in modalità stand by, chiudendo in anticipo la sua avventura in Grecia sulla panchina del Panathinaikos e portandosi dietro i 13 trofei che danno lustro alla sua invidiabile bacheca. Dategli un business plan convincente e Rafa Benitez lo esalterà con i risultati, come gli è successo in carriera in Spagna, Inghilterra e Italia, dove ha costruito il suo percorso vincente da globetrotter. Il guru madrileno, classe 1960, seguirà la finalissima della Champions di domani a Budapest tra Psg e Arsenal da spettatore interessato. «Comunque vada sarà un mio connazionale a conquistare il trofeo: Luis Enrique o Arteta». Due tecnici spagnoli in finale: è il successo di una scuola, Benitez? «È la conferma che il livello degli allenatori spagnoli è molto alto». Cos’hanno in più degli altri? «Il livello delle loro conoscenze, in primis. E poi la capacità di adattamento, che è stata pure una caratteristica della mia carriera, dalla Premier alla serie A. Penso ai percorsi di Guardiola, Emery, Iraola o Fabregas, oltre a quelli di Luis Enrique e Arteta. Tecnici spagnoli al vertice in paesi diversi». Arteta e Luis Enrique: sono simili o differenti tra loro? «Ognuno ha la sua personalità e un modo diverso d’interpretare la professione, in comune la grande attenzione ai dettagli e il duro lavoro per migliorarsi sempre». Chi ha portato più novità? «Colpiscono l’intensità del Psg e la strategia dell’Arsenal sui calci piazzati. Ma c’è un fattore che mi preme di più sottolineare: Luis Enrique e Arteta hanno avuto il tempo per attuare le proprie idee». Sente più vicino uno dei due? «Pure le squadre con cui ho vinto erano intense e aggressive come Psg e Arsenal. Poi è il materiale umano a cambiare il gesto. La gestione dell’iniziativa e il possesso offensivo hanno molto a che vedere con la qualità dei proprio giocatori e con il torneo a cui partecipi. Il Psg ha qualcosa in più grazie alla superiorità nel suo campionato: è un team completo, con qualità e fisicità in ogni zona del campo». Le manca la Champions? «Contesto spettacolare: stadi, campi, organizzazione. E il livello dei giocatori è altissimo. Tutti vogliono giocarla sempre». Ha vinto tante Coppe: come si prepara una finalissima? «Dando fiducia ai giocatori in quello che devono fare e che li ha portati alla finale. Ripetere la routine già adottata nelle partite importanti serve a dare sicurezza. Poi i dettagli, avere un piano A e opzioni B o C, se necessarie». È la finale che si aspettava? «Psg e Arsenal hanno meritato di esserci: sono state le migliori, con le altre due semifinaliste». Hanno vinto entrambe il loro campionato: può pesare? «In positivo. Il Psg ha chiuso prima la sua “partita”, ma l’Arsenal ha avuto tempo per recuperare». Si sono già sfidate nel girone... «Il pressing alto del Psg aveva impedito all’Arsenal di costruire dal basso. Immagino che Arteta abbia trovato una soluzione e mi aspetto di vedere una partita diversa». L’Arsenal ha meno da perdere. «Può essere un vantaggio, ma ansia e desiderio di vincere dopo tanti anni una finale peseranno». Gli uomini decisivi? «Kvara e Saka - se ha recuperato - in attacco. Vitinha e Rice in mezzo al campo. Gabriel sulle palle inattive». Sarà una finale con molti gol? «Ci sono tanti talenti in campo e il trend della Champions è questo. I gol rendono lo show più attraente, ma conta pure come si segnano...». È giochista o risultatista, Rafa? «Io sono per l’equilibrio: in fondo alle competizioni si arriva solo attaccando e difendendo bene».
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Benitez: “Arteta o Luis Enrique, la Spagna vincerà comunque vada la finale di Champions”
Marco Azzi·

Il tecnico ex Napoli e Inter seguirà Psg-Arsenal in programma. In panchina due suoi connazionali: “Noi, al vertice ovunque”
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