“Mister 2 miliardi” se n’è andato lasciando il ricordo di sogni mai spesi. Stava male da tempo, sparito in quel silenzio che aveva da sempre cercato. Dalla enorme somma pagata dal Napoli per non vincere il suo primo scudetto Giuseppe Savoldi detto Beppe si è lasciato dolcemente schiacciare. Tutto scivolava sulla sua convinta indifferenza, sotto quella cascata di riccioli sembrava difendersi, senza mai nascondersi. Aveva dignità e mai paura, introverso e mai scontroso, timido e mai sleale. Campione di due sport, prima il basket con l’Alpe Bergamo poi attaccante da 168 gol in 405 partite tra Atalanta, Bologna, Napoli e ancora Atalanta è stato il 17esimo bomber italiano. Poteva fare molto di più, la forza esplosiva nelle gambone muscolose lo rendeva spietato nel gioco alto, perché saltava dopo i tre passi come sotto canestro. In volo quel testone era un martello. “Straordinario bomber, emblema del calcio italiano”, così lo saluta De Laurentiis ricordando la doppietta di Napoli -Verona per la Coppa Italia 1976. Per il ragazzo bergamasco di Corlago, passato per l’oratorio nel mito scomodo della mamma Gloria Guerini campionessa di pallanuoto femminile, devoto a San Pancrazio martire, violento si rivela l’impatto con quella cifra. Sul calcio mercato crolla il muro dei due miliardi. E fa macerie del ragazzotto dal volto roseo e gli occhi celeste cielo. Per Beppe si affrontano in una camera dell’Hotel Principe & Piemonte i due presidenti. Corrado Ferlaino sa che Luciano Conti, elettricista e poi industriale bolognese del quartiere Cirenaica, è armato. Almeno intravvede un revolver sotto la cintura quando gli chiede un incontro da soli. Ferlaino fa prima accomodare nel bagno il giornalista Romolo Acampora autore poi dello scoop, ed il dirigente delle giovanil Tullio Conte, per tutti il Conte Tullio. C’era già una scrittura firmata. Savoldi al Napoli per 1.4 miliardi e la cessione di Clerici e la comproprietà di Rampanti. Conti alza la voce: «Ridammi quella carta. Che me faccio dei soldi, chi mi dà un altro Savoldi? Devi darmela». Quella pistola forse non era spuntata per caso. Ferlaino ingoia la paura: «Mi avevano detto che minacciano a Bologna di uccidere tua figlia. Non è vero». Come da un finale di “Scherzi a parte” si apre la porta del bagno. Ferlaino dà il contratto ad Acampora e Tullio Conte. «Questo tenetelo voi». Lo porteranno nella cassaforte dell’hotel all’1.22 del 9 luglio 1975. È la prima di una lunga notte di calcio struggente che termina il 10 maggio 1987. Primo scudetto, finalmente. Ferlaino ce l’ha fatta. Nel 1975 un quotidiano milanese pubblica in prima due foto: Savoldi e un cumulo di rifiuti nella città uscita poco tempo prima dal colera. Insorgono gli intellettuali contro le menzogne del Nord. Per Maradona un giornalista francese domanda se non sia stato pagato con i soldi della camorra. Prima e seconda volta: con Ferlaino, i consiglieri, i tifosi, Napoli ha sempre pagato. Tutto. Cominciando da Savoldi, il campione timido da due miliardi di sogni non spesi.