MILANO – La stagione di Kings League, il format di calcio a 7 inventato in Spagna da Gerard Piqué, è iniziata nel modo migliore per Christian Vieri: insieme a Diletta Leotta, da presidente della squadra D-Power, ha battuto la Zeta Como di Luca Toni e Melissa Satta, allenata da Christian Brocchi. Vieri, il suo derby personale con Brocchi lo ha appena vinto. Come vede quello di domenica sera, Milan-Inter a San Siro? Lo scudetto sembra ormai assegnato. «L’Inter ha dieci punti di vantaggio, partiamo da qui. Ha ottenuto una grande vittoria contro il Genoa dopo l’uscita dalla Champions, e non era facile. Il Milan ha vinto a Cremona e sta facendo una stagione incredibile. Quello di Max è un lavoro straordinario, bisogna dirgli bravo: ha riportato il Milan in alto. L’Inter però ha un passo impressionante in campionato. Sono due squadre forti e il derby resta sempre una partita speciale: può succedere di tutto. Bisogna essere concentrati. L’Inter deve ricordarsi che il Milan l’ha battuta negli ultimi anni togliendole dei trofei. Serve una grande partita». Come vede gli attacchi delle due squadre, considerando anche l’assenza di Lautaro? «Sono molto competitivi. L’Inter è messa molto bene, ha più giocatori che stanno facendo benissimo. Pio Esposito è esploso quest’anno, Bonny sta facendo bene. Il Milan ha preso un nuovo centravanti a gennaio, Füllkrug, che deve ancora trovare continuità, ma resta pericoloso. E Leao è sempre imprevedibile: può sparire per cinque minuti e poi segnarti due gol in due minuti. È difficile da marcare, difficile da capire. Gli attaccanti decidono le partite e San Siro sarà strapieno: è bellissimo per il pubblico». Leao ha detto che il derby va preso sul personale, come una questione di vita o di morte. Lei li viveva così? «La vita e la morte sono un’altra cosa. Ma sono partite che vuoi giocare. Sono quelle per cui fai il calciatore: San Siro pieno, ti guarda tutto il mondo. Io ho giocato derby contro i giocatori più forti del mondo. Vincere è fondamentale per la città, per i tifosi, per la squadra». Chivu com’era come avversario? «Un difensore forte, serio, non era facile affrontarlo». E come allenatore? «Molto preparato, con idee chiare, sa spiegare bene le cose alla squadra e si vede. Prendere una squadra come l’Inter dopo quello che è successo l’anno scorso, dopo una finale di Champions persa in quel modo, non era facile. Avere dieci punti di vantaggio a questo punto della stagione è tanta roba». Si aspettava un Allegri così decisivo al primo anno al Milan? «No, sinceramente no, anche perché volevo vedere che giocatori avrebbe avuto. Ha preso Rabiot, ha preso Modric, anche se ha quarant’anni. In Italia guardiamo sempre l’età, all’estero no: conta quanto sei forte. Modric ha giocato fino a quarant’anni al Real e nessuno diceva niente. È di una qualità incredibile, oggi potrebbe giocare ovunque e fare la differenza. Alcuni vizi li abbiamo solo qui». In Italia oggi si gioca troppo poco? «La palla sta in gioco poco, non c’è dubbio. Ma non sono per il tempo effettivo. È un fatto di approccio dei calciatori. In Italia il gioco è più lento rispetto ad altri Paesi, si cade troppo, si perde tempo. Ai miei tempi non era così. Non so come ci siamo arrivati, non ho una risposta. Però una cosa è certa: il calcio resta bellissimo e il mondo impazzisce ancora per questo sport». Che emozione è stata tornare a San Siro con Ronaldo il Fenomeno, prima di Inter-Bodø/Glimt? «Bellissima. Siamo molto amici, abbiamo passato due giorni insieme a Milano, sempre a pranzo e a cena. Dopo quasi 25 anni tornare a San Siro e vederlo ricevere un premio dall’Inter è stato emozionante. Con Ronnie siamo legatissimi e lo saremo per sempre. Ridiamo, scherziamo, è sempre bello stare insieme. Oggi giriamo il mondo insieme per gli eventi Fifa». Il derby più bello della sua vita? «Ce ne sono tanti, sono partite che ti restano addosso e che non dimentichi mai. Ma scelgo quello vinto contro il Milan 1-0, con gol di ginocchio. E poi è sempre un piacere vincere qui in Kings League, contro Toni e soprattutto Brocchi che mastica amaro, trova scuse, è distrutto. Domenica me lo porto in studio a Dazn, a Fuoriclasse, sempre che dopo questa sconfitta si presenti». Qual è la novità che le piace di più della Kings League di quest’anno? «Devo essere sincero: della formula capisco ancora poco, è tutto molto nuovo. Il fatto che non sia garantito che giochi sempre lo stesso giocatore, che si selezioni anche da casa, mi sembra divertente, ma lo capirò meglio andando avanti. Io e Diletta stiamo scoprendo la Kings League strada facendo. Però una cosa è certa: le nostre maglie sono spettacolari. Ce ne siamo accorti subito. La squadra è forte, ci sono tanti giocatori bravi. Abbiamo iniziato con una vittoria contro Broccolo (Brocchi, ndr), che sta rosicando come una bestia. È tutto molto divertente, ed è questo l’aspetto più importante». Diletta Leotta ha tirato anche un rigore con il pancione. «Sì, e non era banale. Lo ha tirato bene, come anche Melissa. Io non ho potuto calciarlo: mi sono presentato con il mal di schiena e oggi ho dovuto fare anche delle punture. Ogni lunedì ho il dottore, quindi vediamo: se posso tirare, la prossima volta tiro». La Kings League è un format che la convince? «Molto. È una versione più attuale e spettacolare del calcetto, ma con tante regole nuove. È stato un colpo geniale di Piqué. Io, lo ammetto, a volte non ci capisco niente, però bisogna essere sempre veloci e attenti. È un format divertente». C’è una regola che porterebbe in serie A? «No. La Kings League è divertente proprio perché ha le sue mille regole: due contro due, tre contro tre, doppio gol… Ma il calcio va bene così com’è. Facciamo già fatica ad andare avanti, meglio non inventare altro».
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Bobo Vieri: “Leao o Esposito, è derby da attaccanti davanti agli occhi del mondo”
Franco Vanni·

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