La sua carriera da arbitro è finita nel 2020 in uno Stadium svuotato dal Covid e festeggiato dai calciatori. Dall'anno dopo, Gianluca Rocchi è il designatore degli arbitri di serie A e B, un mandato lungo terremotato da una serie di scandali all'interno dell'Aia che hanno portato prima alle dimissioni del presidente Trentalange, poi all'elezione di un presidente transitorio come Pacifici e infine alla squalifica del neo eletto Zappi per 13 mesi.
L’esordio da arbitro, poi la lunga ascesa
Rocchi, fiorentino di 52 anni, ex agente di commercio, aveva esordito in serie A nel 2004, in un Lecce-Reggina all'ultima giornata di campionato. Da lì un'ascesa lunga, fino a diventare il secondo direttore di gara con più presenze nella storia del campionato italiano dietro a Lo Bello. Poi, è sceso al terzo, superato da Orsato.
Assoluzioni piene sulla contestazioni di Calciopoli
Il fango di Calciopoli ha rischiato di sfiorarlo, ma tutte le contestazioni si sono risolte con assoluzioni piene. La Fifa lo ha scelto invece per dirigere i Mondiali 2018 in Russia: tre partite dei gironi e una agli ottavi. Poi, nel 2019, la direzione della finale di Europa League Chelsea-Arsenal. Rocchi e le antipatie dell’Aia Nel 2021 è stato scelto dall'Aia come designatore arbitrale al posto di Nicola Rizzoli, finito al centro di polemiche per il famoso caso Pjanic in un Inter-Juve che aveva di fatto deciso il campionato del 2018 in favore della Juventus. Fin da subito, Rocchi ha proposto la riduzione degli organici e si è speso contro il limite minimo di partite per gli arbitri: una posizione che gli è costata un numero crescente di antipatie nell'Aia. Con lui designatore, è nata anche la trasmissione Open Var, per trasmettere in tv l'audio della sala Var degli episodi più controversi del campionato: lui stesso ne è sato spesso volto.
