Milano – Cristian alla prima stagione intera sulla panchina di una squadra di adulti sta vincendo lo scudetto con l’Inter. Cesc l’estate scorsa l’Inter l’ha rifiutata e punta ad andare in Champions con il Como. Il ritorno della semifinale di Coppa Italia di questa sera, dopo lo 0-0 del Sinigaglia, sarà un duello fra due allenatori dalle parabole insolite: il paziente Chivu, uscito dalla lunga trafila delle giovanili con una parentesi a Parma, contro il predestinato Fabregas, che ha esordito due stagioni fa in serie B, ma già con vista sull’Europa.
Chivu sulle orme di Mourinho
Si sfideranno a San Siro, dove il tecnico romeno dell’Inter ha costruito, da giocatore, la leggenda del Triplete. Nessuno in nerazzurro è più riuscito a portare a casa, nella stessa stagione, tricolore e coppa nazionale. L’ex terzino sinistro di Mourinho è quindi a tre passi dalla storia. Domenica potrebbe diventare campione d’Italia, se batterà il Toro senza che né il Milan né il Napoli vincano. Ma già oggi si gioca l’accesso alla finale all’Olimpico del 13 maggio.
Il paradosso del Como
Paradosso: se perderanno questa sera, i comaschi tiferanno poi per i nerazzurri, come molti altri club in lotta per l’Europa League. Oggi, guardando la classifica di A, se la coppa andasse ad Atalanta o Lazio la sesta del campionato finirebbe in Conference League. Al momento Como e Roma sono quinte, con i confronti diretti in parità ma una differenza reti migliore per i lariani. Fabregas è stanco di ricevere complimenti dopo le sconfitte nei big match. Alla vigilia della partita non ha parlato, così come il suo avversario, ma c’è da scommettere che per una volta a una bella sconfitta preferirebbe una brutta vittoria. Anche se è difficile giocare male quando in campo hai Ramón, Da Cunha Perrone, Diao e il diamante Nico Paz, che gli interisti sognano e il Como confida di tenere per un altro anno. Li schiererà tutti, nel 4-2-3-1.
Bastoni-Barcellona, l’Inter frena
Chivu, senza Lautaro, si prepara ad affidare l’attacco a Thuram, con Bonny. Alle loro spalle, Barella, Çalhanoglu e Zielinski. All’andata c’era il solo regista turco, in una partita soporifera. Questa volta sarà diverso: sarà di fatto gara secca, con eventuali supplementari e rigori. Nessuno vuole perdere. Non Cristian, che da giocatore la coppa nazionale l’ha vinta con Ajax, Roma e Inter, e insegue il doblete. Nemmeno Cesc, che l’ha sollevata con Arsenal, Chelsea e Barcellona, e potrebbe portare il trofeo in bacheca a Como per la prima volta, vincendo la prima finale, e garantendosi la possibilità di sfidare poi l’Inter in Supercoppa, qualsiasi sarà la formula del torneo. Sempre che, a quel punto, sia ancora sulla panchina del Como. In città sono convinti di sì. Cosa vorrà fare lui, probabilmente, dipenderà da quel che resta della stagione. Perché spesso il destino degli sportivi dipende da porte girevoli. “Ho parlato col Milan la scorsa estate, ma ho scelto l’Inter e ha funzionato”, ha raccontato Manuel Akanji. E chissà dove giocherà la prossima stagione il suo compagno di reparto Bastoni. “Se qualcuno lo vuole, i nostri numeri di telefono li ha”, ha detto il ds interista Piero Ausilio, lasciando intendere che di tentativi seri, il Barcellona non ne ha ancora fatti.
