È l’ultimo tango, the last dance. Dalla sbornia di un anno esatto fa - quando Napoli stava felicemente smaltendo i postumi della notte di baldoria per la storica vittoria del quarto scudetto - all’agrodolce happening di oggi (ore 18) al Maradona: vestito a festa per la conquista della qualificazione per la Champions League, ma allo stesso tempo anche deluso per l’addio alla panchina di Antonio Conte. L’ultima sfida contro l’Udinese farà infatti calare il sipario contemporaneamente sull’orgogliosa stagione dei campioni d’Italia uscenti - per l’ultima volta in campo con lo scudetto sulle maglie - e soprattutto sul ciclo d’oro del tecnico leccese, che ha deciso di rescindere il contratto in scadenza nel 2027 con dodici mesi d’anticipo, dopo aver vinto un titolo tricolore e una Supercoppa Italiana.

L’addio non si è ancora consumato in maniera ufficiale e i 50 mila attesi a Fuorigrotta attendono chiarezza in primis da Aurelio De Laurentiis, già alla ricerca del nuovo allenatore (adesso in pole position c’è Vincenzo Italiano, sempre che non ci sia il colpo di scena di una rottura insanabile tra il Milan e Max Allegri) e costretto a gestire senza paracadute l’ennesima rivoluzione: nemmeno stavolta motivata dai risultati. Il compleanno numero 77 del presidente non sarà oltretutto dei più sereni, dopo la doppia retrocessione del Bari (l’altro club della famiglia) e della Primavera azzurra. ADL però non ha intenzione di mollare la presa e sbarra la porta alle voci su una sua imminente uscita dal calcio: nonostante le offerte miliardarie ricevute per passare la mano da due solidi fondi americani e sicuro com’è di avere le forze per proseguire da solo.

Si vedrà. Il New York Times scrive di una trattativa ancora in vita con la Underdog Global Partners, diposta a sborsare 2 miliardi per rilevare il club. Ma intanto il Napoli ha bisogno di gestire l’addio di Conte, che sarà salutato calorosamente dai tifosi al Maradona. Solo un passo falso degli azzurri contro l’Udinese - serve un pari per blindare il secondo posto - potrebbe macchiare un po’ il meritato tributo al tecnico leccese, che per non correre rischi ha ripristinato il ritiro pre partita. Niente cali di tensione, anche se la Champions è al sicuro. La squadra ha passato la notte in un hotel di Pozzuoli, sapendo però che alle porte c’è un nuovo ciclo in panchina. Rischia l’esclusione Kevin De Bruyne, a cui sarà preferito probabilmente Elmas. Certo il ritorno tra i titolari di Politano, con Di Lorenzo in difesa. È l’ultimo ballo di un biennio di luci, che ha arricchito la bacheca con due prestigiosi titoli. A De Laurentiis il compito di garantire che sia luminoso pure il futuro. La domenica di Fuorigrotta non sarà soltanto festosa, perché finisce un’era e bisogna aprirne un’altra. Conte lascia da vincitore e con tanti rimpianti, perché gli sarebbe piaciuto portare a termine fino in fondo il suo mandato triennale. Non si può restare però in Paradiso a dispetto dei santi o nella circostanza dei “diavoli”: visto che le pressioni che hanno allontanato il tecnico leccese da Napoli non sono partite solo dall’esterno. Tanti veleni, qualche bugia, falsi messaggi trasmessi alla piazza su quello che accadeva a Castel Volturno. De Laurentiis non ha mai battuto ciglio e di solito chi tace acconsente. Oppure non trova il modo di opporsi, come il presidente sta invece facendo con gli investitori Usa. Se ne riparlerà da domani, però, perché oggi i riflettori sono accesi sull’agrodolce happening del Maradona. Al centro dell’attenzione il futuro della panchina, con Italiano in pole. Ma la vera partita si gioca sulla sorte del club, che ad agosto entrerà nel suo secondo secolo di vita. Serve subito una svolta su stadio, centro sportivo, settore giovanile. Chi si ferma è perduto.