MILANO – Di Champions League ne ha vinte cinque, e quando si parla della coppa più bella ha le idee chiare. Per Billy Costacurta, oggi voce e volto di Sky, che alle 21 di oggi, martedì 5 maggio, trasmetterà la prima delle due semifinali, fra Arsenal e Atletico Madrid, dopo l’1-1 dell’andata. Domani, alla stessa ora ma su Amazon Prime Video, andrà in onda Bayern Monaco-Psg, con i bavaresi chiamati a ribaltare il 5-4 di Parigi. “Ci prepariamo a vedere semifinali di ritorno bellissime – dice Costacurta - La finale logica di questa Champions sarebbe stata Atletico Madrid contro una fra Bayern e Psg, che metto sullo stesso piano. Ma è davvero tutto aperto. Il fattore campo in partite di questo livello conta poco”.
Cominciamo dalle squadre in campo questa sera. Come vede l’Arsenal?
“Arteta ha voluto proporre gioco, ma a un certo punto della stagione si è fatto pratico. Ha capito che, dopo troppi anni senza vittorie, i tifosi gli chiedono un trofeo, non bel calcio. Ma l’indole non la perde: anche lui, come Luis Enrique e Kompany, vuole che la sua squadra sia pericolosa sempre, che arrivi in fretta in area avversaria, che tiri in porta. E poi l’Arsenal è fenomenale nei calci piazzati”. Fra le quattro semifinaliste, l’Atletico di Simeone è la meno scintillante?» “Sicuramente, ma è forte. Il Cholo ha la fortuna di allenare da tanto a Madrid, può permettersi tutto, alternando coraggio e prudenza. Ha scritto e sta ancora scrivendo la storia di quel club. Altrove forse sarebbe durato venti mesi, non vent’anni; invece il club ha avuto l’intelligenza e la pazienza di lasciarlo lavorare. Certo, la sua squadra non offre lo spettacolo di Psg e Bayern”. Cosa l’ha colpita del 5-4 di Parigi? “Non fanno mai un passaggio inutile o una scelta banale, stanco. Ogni lancio, ogni appoggio è fatto per cercare il gol, anche a centrocampo. Sono esempi di iniziativa, personalità e soprattutto coraggio. E il coraggioso, per definizione, rischia. Il Psg andrà in Germania per conquistare Monaco, non per passare il turno. Come faceva il mio Milan. Andavamo in giro per l’Europa per farci applaudire”. Altri tempi… “In Italia veniamo dalla cultura del primo non prenderle. L’Italia, con poche eccezioni, produce tecnici preparatissimi, ma convinti che il ruolo dell’allenatore sia soprattutto non fare danni. I quattro ancora in corsa in Champions non la pensano così e si vede. Luis Enrique a Roma si è preso del pirla. I suoi principi erano corretti, ma non è stato capito: è stato preso per visionario, invece è un fuoriclasse”. Kompany è sulla buona strada per arrivare a quel livello? “Certo. Mai vista una squadra con così tante frecce al proprio arco. Il Bayern può andare in sofferenza solo con squadre che gli somigliano, come Psg e Barcellona. Ma contro le altre no. Hanno sempre tre o quattro soluzioni a disposizione. Se Kimmich passa a Olise e Olise non viene raddoppiato, punta. Se il raddoppio arriva, qualcuno è libero e va in profondità. Che spettacolo”.
La scuola dei difensori italiani ha ancora da insegnare qualcosa?
“Ci sono difensori fortissimi in tutti i maggiori campionati. In Premier League sono più in difficoltà, perché il gioco è velocissimo, verticale, immediato. Nella nostra Serie A si fanno tanti passaggi orizzontali, il ritmo è minore, quindi i difensori sono più a loro agio. Ma quando andiamo in Europa le cose cambiano. Di passaggi orizzontali dal portiere al difensore, in tutta Psg-Bayern ne abbiamo visti tre. In Milan-Juve ci hanno messo cinque minuti a farne altrettanti”. Come se ne esce? “Purtroppo in Serie A non abbiamo giocatori con quel motore e quella tecnica. Ma un po’ di coraggio aiuterebbe: passala all’attaccante, anche se marcato, e magari qualcosa si inventa. Gioca profondo. Fidati del compagno. In Serie A si passa troppo al portiere. Quella non è costruzione dal basso, è paura”.
Ha ragione Gasperini a criticare il gioco del Como? “In realtà no. È vero che Butez tocca tantissimi palloni, ma spesso fa cose pregevoli. Se pressato, la lancia lunga a Nico Paz, a Da Cunha, a Okere. In questa Serie A, Fabregas e Chivu sono quelli che propongono un calcio più propositivo, fatto di pressing e iniziativa, non di calcolo e attesa”.
L’Inter di Chivu l’anno prossimo dovrà puntare tanto sulla Champions? “Certo, come faceva quella di Inzaghi. È all’altezza del torneo. È forte, i giocatori hanno qualità e l’allenatore ha idee. Il problema sono le altre. Se Spalletti verrà sostenuto dal club, mi aspetto che anche la Juventus possa provare a proporre qualcosa di interessante. Il gioco, a tratti, c’è”. Cosa le piace del gioco della Juve? “Luciano sta provando a fare qualcosa di diverso. Prova a giocare nella metà campo avversaria e ad andare in verticale. Nel calcio di oggi non vedo alternative. Anche gli altri dovrebbero adeguarsi. Allegri lo capisco anche: in questo momento così delicato prova a giocare in contropiede. Ma non può essere questo il futuro del calcio italiano. La nostra cultura calcistica massacra Gattuso perché ha consentito a Pio Esposito di calciare il rigore contro la Bosnia. È assurdo. Come farà il prossimo ct a dar fiducia ai giovani?”.
