MILANO – Nel giro si sapeva. Se lo dicevano tra di loro e alcuni lo hanno confermato anche ai magistrati. Sul campo a dirigere le partite di serie A i criteri di scelta di un arbitro rispetto a un altro erano distanti dal merito e dal cristallino. Il “sistema” Rocchi, a detta loro, viveva di questo: designazioni «pilotate», «combinate», per spingere un fischietto «amico» anziché un altro, più critico o di altra fazione. E i big match erano un po’ il premio per gli «allineati» alla cricca dell’ex designatore, accusato di concorso in frode sportiva, ora autosospeso. «Non ho più visto la serie A dopo un confronto acceso con lui» lo sfogo, anche a verbale, di un ex direttore di gara di A. Nell’inchiesta della procura di Milano che conta cinque indagati, tutti interni a questo mondo, si citano per ora due casi di sospetta “combine”, orchestrata da Rocchi a San Siro il 2 aprile 2025: hanno riguardato Andrea Colombo, arbitro «gradito» all’Inter stando a Rocchi - il club non risulta coinvolto -, per una trasferta a Bologna di tre settimane dopo, e Daniele Doveri, invece «meno gradito», prescelto per la semifinale di Coppa Italia ma solo per non schierarlo eventualmente, secondo gli inquirenti, nell’eventuale finale e nelle ultime, fondamentali, partite dei nerazzurri. Entrambi gli arbitri sono stati sentiti nei mesi scorsi in procura come testimoni.
Gervasoni in procura
Gianluca Rocchi, almeno per ora, ha deciso di non presentarsi davanti al pm Maurizio Ascione. Lo farà invece stamattina il suo numero due, Andrea Gervasoni. L’ex supervisore di A e B ha assicurato che risponderà alle domande nell’interrogatorio in cui gli verrà anche mostrato il video della sala Var di Salernitana-Modena, B, che gli costa oggi l’accusa di frode sportiva in concorso con altri per un rigore prima dato agli emiliani e poi revocato su intervento della sala Var. E per il pm su «bussata» di Gervasoni, che però all’avvocato Michele Ducci ha giurato di essere assegnato, quel giorno, alla serie A, quindi a suo dire fisicamente presente in un’altra palazzina. Ma a Gervasoni verrà mostrato anche il video della sala Var di Inter-Roma, il fallo sul nerazzurro Bisseck che secondo testimoni non sarebbe diventato penalty proprio per un suo intervento, incidendo sulla classifica.
Le bussate di Rocchi
Il “sistema”, dunque, rapporti che si creano e poi pesano. Rocchi ha il suo gruppo di fedelissimi e gli interventi, le “bussate” al vetro, servivano a garantire loro valutazioni positive in modo – è una delle ipotesi- che restassero alti in graduatoria: Di Paolo, Marini, Paterna (indagato), tutti Var diventati internazionali sotto la sua gestione. E, secondo alcune testimonianze, anche la distribuzione nelle sale Var non era casuale. A Lissone, i “suoi” venivano destinati alle sale 4, 5, e 6: sono quelle proprio alle spalle del tavolone del supervisore. In pratica, quelle più facilmente raggiungibili. Al contrario, nella 1 e nella 7, quelle ai lati, toccavano ai Var che non necessitavano di interventi, quelli forse più autonomi, come Mazzoleni, Di Bello o Valeri. Interferenze agevolate dai vetri delle sale Var, che consentivano una comunicazione visiva. In un’anomalia molto italiana: in altri paesi europei e nella stessa Var Uefa per la Champions League le pareti non sono trasparenti. E chi sta fuori, non vede chi è dentro, e quindi non può condizionare e incidere. Amicizie e legami tra arbitri e società Amicizie, legami. Molto di questa inchiesta ruota intorno ai rapporti e alle correnti. Lacci solidi e a volte pericolosi, perché non di rado uniscono anche arbitri e società. Giorgio Schenone, ad esempio, addetto agli arbitri dell’Inter, si dice fosse uno dei guardalinee preferiti da Rocchi, con cui aveva diviso varie trasferte europee. Non l’unica. Maggiani, addetto agli arbitri della Juventus, ha cresciuto l’arbitro Massa, a cui lo lega una antica amicizia. In qualche caso, i vincoli diventano veti. Il tifo di Maresca e Guida li ha tenuti lontani dal dirigere il Napoli, Orsato per anni non ha voluto dirigere l’Inter dopo un errore in un match con la Juve – la mancata espulsione di Pjanic – che favorì i bianconeri e costò probabilmente lo scudetto al Napoli di Sarri. Rapporti, ingerenze, snodi oggi sotto la lente penale.
