6 Sommer Lo scudetto numero 21 è stata la sua last dance come portiere titolare dell’Inter. Ha alternato grandi partite, come in trasferta con la Roma, con passaggi a vuoto. Da quando è arrivato dal Bayern Monaco, ha fatto tantissimo per il club. È fisiologico che ora si cerchi un successore. 7 Akanji Volato da Manchester alla Pinetina per prendere il posto di Pavard, non lo ha fatto rimpiangere. Anzi. Ha portato esperienza, leadership e abitudine alla vittoria. “E pensare che in estate mi aveva cercato anche il Milan…”, racconta lo svizzero. Sliding doors.
7.5 Dimarco Chiude la stagione con il record di assist in Serie A, da quando il dato viene rilevato. Non diventerà mai un maratoneta, ma ha dimostrato comunque di potere reggere l’intera partita. E dopo tutto, se hai quel sinistro lì, non è necessario che tu sia Eliud Kipchoge. 7 Barella Stagione in crescendo, seguendo il celebre schema compositivo di Gioachino Rossini. Per lunghi tratti di stagione fatica a esprimersi al meglio. Esplode nel finale, per l’ultimo miglio prima del traguardo. 6.5 Bastoni Sbaglia, lo capisce, si prende le sue responsabilità. Sopporta i fischi, gli infortuni e le polemiche. Finisce col sorriso e la coppa dello scudetto in mano. Per aspera ad astra. 7 Zielinski Rigenerato da Chivu, torna a somigliare al se stesso dei tempi del Napoli. Funziona benissimo alla mezzala, e non è una sorpresa, e se la cava anche come regista quando Calha non c’è. È questa la bella novità.
7.5 Thuram Compare e scompare, come le lucciole nelle notti d’estate. Alterna periodi luminosi ad altri in ombra. Al traguardo, i numeri sono dalla sua parte. Come Robin con Batman, trova coraggio al fianco di Lautaro. 8 Lautaro Non è un giocatore ma un moltiplicatore. Con lui in campo, i nerazzurri fanno il doppio dei gol e dei punti. Terzo nella classifica di ogni tempo dei marcatori interisti, è senza dubbio uno dei giocatori più importanti in 118 anni di storia del club.
7 Bisseck Tante ottime prestazioni e qualche sporadico svarione. Gli manca poco per essere uno dei migliori centrali d’Europa. E quando serve, segna pure. 7.5 Çalhanoglu Ci si accorge della sua importanza quando si rompe, come il parabrezza dell’auto. Si definisce uno dei registi migliori del mondo, e non esagera. Poi ci sono i gol: implacabile dal dischetto, decisivo da fuori area.
6.5 Luis Henrique Per lunghi mesi, gli tocca reggere la fascia destra, come supplente di Dumfries. Non ha le qualità del compagno, ma si danna per fare bene. Con lui in campo, l’Inter in campionato ha quasi sempre vinto. 7 Esposito È il ragazzo dal kimono d’oro. In lui sperano l’Inter e la Nazionale. I numeri non sono ancora quelli del bomber, ma tutto il resto c’è: la qualità tecnica, i movimenti, il coraggio.
6.5 Sucic Un po’ leggerino ne
i contrasti, e il suo allenatore glielo fa notare. La classe però non si discute. Ha quello che serve a un centrocampista moderno, dalla visione di gioco al tocco di palla. 6.5 Acerbi Arrivato all’Inter nell’estate del 2022, nello scetticismo generale, è diventato un pilastro della difesa. Gli anni passano, come per tutti, e si prepara a passare il testimone. 7 Mkhitaryan Gioca meno di duemila minuti in stagione, fra tutti i tornei. Anche per lui si avvicina il momento dei saluti, e già se ne sente la mancanza. Mai un passaggio inutile, mai una scelta scontata.
7 Dumfries Pistone in fascia, punta aggiunta, riferimento per i compagni. Gli infortuni non cambiano il giudizio. La clausola da 25 milioni per il suo trasferimento, e il cambio di procuratore, suggeriscono un futuro altrove. Ma mai dire mai. 7 Bonny Bella sorpresa per tutti, non per Chivu, che già lo aveva allenato a Parma. Togliere il posto a Lautaro e Thuram è molto complicato, ma quando serve si fa trovare pronto. 6 Frattesi In un anno è passato da titolare in Nazionale e uomo sblocca-partite nell’Inter, a riserva della riserva. L’impegno non manca, ma c’è solo quello. È arrivato forse il momento di cambiare aria.
6.5 De Vrij A ccetta il ruolo di riserva di lusso. Quando viene chiamato in causa c’è sempre. 6.5 J. Martinez Bravo fra i pali e nelle uscite. Se la cava con i piedi. Doveva essere l’anno della consacrazione, ma ha pagato la situazione extra campo, fra l’incidente d’auto in cui ha perso la vita un anziano e qualche ritardo agli allenamenti. 6 Diouf Estro e indisciplina tattica. Prova a dribblare anche quando non ha senso farlo. Ruba l’occhio, ma si fa scippare qualche pallone di troppo. 6.5 Darmian Gioca poco, la forma fisica non lo aiuta. Quando c’è, non delude. Il ritorno al Torino sarebbe il finale romantico della carriera di un grande giocatore.
8 Chivu Come se la caverà all’Inter un allenatore con sole 13 panchine in Serie A? La domanda era legittima, la risposta ora la sappiamo. Comincia da psicologo, per ridestare la squadra dallo shock di Monaco, e arriva alla fine che pare Mourinho, il suo maestro. 7 Preparatori e staff medico Di chi si prende cura del corpo dei giocatori si parla soprattutto quando ci sono troppi infortuni. Non è questo il caso. All’Inter ci si fa meno male rispetto a quel che succede a Napoli e Milan. Bravi Piero Volpi, Stefano Rapetti e i loro collaboratori. 7.5 Marotta, Ausilio e la società Dopo una stagione da zero titoli, decidono di non rivoluzionare la rosa e di scommettere su un allenatore cresciuto in casa. Col senno di poi, due scelte giuste.
