Firenze – “Ai giocatori ho detto che questa è una grandissima occasione. Per noi, per chi lavora in Federazione, per chi ci circonda. I calciatori sanno benissimo che cosa ci andiamo a giocare. Non è il caso di andarli a stressare con dieci riunioni in sala video. Dobbiamo essere bravi ad arrivare all’appuntamento con serenità. Qui ci sono giocatori che hanno fatto finali di Champions, che hanno vinto l’Europeo. Non sono scappati di casa”. I nove giorni più importanti della sua esperienza da ct sono iniziati col raduno per i play-off. Da oggi, dopo i quattro mesi di pausa forzata dettati dal calendario calcistico, Rino Gattuso è totalmente impegnato a inseguire l’obiettivo per il quale è stato ingaggiato dalla Figc a giugno 2025: riportare la Nazionale al Mondiale dopo due esclusioni di seguito: “Spero di raggiungere il traguardo. Abbiamo tutte le possibilità di farlo”.
Il no di Chiesa
L’attaccante del Liverpool sembrava pronto al ritorno in Nazionale dopo quasi due anni di assenza, dopo le due rinunce di settembre e ottobre, quando aveva detto al ct che non se la sentiva, e dopo la cena di Londra del commissario tecnico coi giocatori della Premier League, quando aveva dato la sua disponibilità. Purtroppo gli sono tornati i dubbi, dovuti, è circolato in maniera non ufficiale, a dolori muscolari su vecchie cicatrici. Gattuso spiega il no di Chiesa: “Io non sono un medico, ma in tanti anni di calcio ho imparato una cosa: se uno non se la sente, se non si sente al 100%, è sbagliato insistere. Se poi si fa male seriamente, con che faccia lo guardi poi? Lui era titubante e bisognava fare delle scelte, abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio lasciarlo tornare a casa. Perché altri con piccoli dolori hanno voluto restare? Le teste dei giocatori non sono tutte uguali, ma sarebbe stato lo stesso se le stesse cose me le avesse dette Bastoni o Mancini”.
Gli azzurri hanno pensato prima alla Nazionale
Resta il fatto che Bastoni, Mancini, Tonali, Calafiori, lo stesso Scamacca che resta a Coverciano a curarsi malgrado una lesione muscolare, hanno voluto esserci a tutti i costi: non sempre accadeva, nel recente passato, che le esigenze della Nazionale venissero anteposte a quelle dei club: “L’abbiamo sfangata, credetemi: tantissimi giocatori con piccoli problemini, in questi mesi, avevano come preoccupazione quella di venire in Nazionale, e magari potevano restare a curarsi a casa. Da quando sono arrivato, vedo enorme attaccamento alla maglia azzurra”.
L’elenco degli acciaccati
Resta tuttavia lunga la lista dei giocatori in dubbio per la semifinale di Bergamo con l’Irlanda del nord: “Conta la prima partita? Sì, ma dipende dalle condizioni in cui un giocatore ci arriva, non possiamo fare i kamikaze e creare danni. Le cose si fanno con logica. Le scelte le faremo in maniera corretta. Non si può rischiare in 5 minuti di compromettere tutto”. Nello specifico le valutazioni saranno queste: “Bastoni da ieri è a Coverciano e sta facendo le cure: chapeau per la sua grande professionalità. Lo valuteremo giorno dopo giorno, anche Scamacca. Tonali farà lavoro a basso carico, Mancini ha solo un affaticamento, Calafiori ha avvertito un dolorino. Con tutti saremo attentissimi. Senza stressare, lo ripeto. Già è difficile indossare la maglia azzurra, sono due edizioni che non andiamo al Mondiale. Devo trasmettere serenità”.
Il paragone con gli altri sport vincenti
I successi degli atleti italiani nelle altre discipline non sono un peso, ma un motivo d’orgoglio: “Complimenti a tutti gli atleti che portano l’Itala in cima al mondo. Lo sport è fatto di cicli, pensate al tennis che per tanti anni non vinceva e adesso spopola. Personalmente questi successi mi gasano, mi fanno sentire orgoglioso. La storia dice che in questo momento il nostro calcio fa più fatica, ma non sono certo geloso: provo un grande orgoglio di italiano, se i nostri atleti vincono”.
Le cene con la squadra
Più di 80 aerei presi per incontrare i giocatori, 380 partite viste in 6 mesi di persona da lui e dallo staff in Italia e all’estero: “Un lavoro importante, per il quale va ringraziata la Figc”. E poi le famose cene, per compensare gli stage mancati: “Non siamo andati alle cene con la lavagna e il pennarello. L’obiettivo era compattare il gruppo, lo è sempre stato fin dal primo giorno. Credo che ci siamo riusciti . Non voglio alibi per quello che poteva essere e non è stato: se è successo, significa che nel calendario non c’erano le condizioni. Gli infortuni li hanno anche gli altri. In questo momento non c’è tempo per recriminare”.
Perché Zaniolo e Bernardeschi non ci sono
Il gruppo è stato dunque la priorità: “So bene di avere lasciato fuori giocatori forti come Bernardeschi, Zaniolo, Fagioli, Orsolini che era già stato qui. Ho cercato il consolidamento del gruppo. Avevo voglia di affrontare queste partite con le mie certezze. I giocatori hanno capito come si sta insieme, ho grande fiducia in chi ho convocato”. Il ct ha provato a lavorare soprattutto sulla fragilità di fronte alle difficoltà: “Vista e rivista la partita con la Norvegia, dopo il grandissimo primo tempo, alla prima difficoltà abbiamo ceduto. Ma non può un solo evento abbatterti, dobbiamo essere bravi a migliorare questo aspetto”.
Il contraccolpo per gli interisti
In teoria il problema potrebbe riguardare soprattutto gli interisti, reduci dalla batosta in Champions e dalla flessione in campionato, ma il ct non teme questo eventuale contraccolpo: “Di Dimarco fino a 10 giorni fa sentivo dure che ha numeri incredibili e Barella parlo tutti i giorni, la gente si aspetta sempre da lui quello che ha dimostrato in questi anni e me lo aspetto anch’io: è normale, quando gioca al di sotto, che venga massacrato, ma lui ha grandi qualità”. I giovani sono risorse da sfruttare: Pio Esposito, Palestra, Pisilli: “Giovani o non giovani, se uno è forte è forte. Il calcio è cambiato. Coi 5 cambi, gioca il 50%, tutti danno il loro contributo”
Vietato sottovalutare i nordirlandesi
“Dobbiamo annusare il pericolo, da quando alleno questa squadra, è questo il problema. L’Irlanda del nord non sarà una grande squadra, ma gioca in verticale ed è forte sui calci piazzati: massimo rispetto per gli avversari. Lo stadio di Bergamo l’ho scelto io, nei grandi stadi come San Siro può capitare che una parte del pubblico a un certo punto rumoreggi. Bergamo è per come ci hanno fatto sentire nella prima partita con l’Estonia. Siamo entrati negli spogliatoi sullo 0-0 e ci applaudivano: un catino, speriamo di non avere toppato”. Se l’Italia non batte l’Irlanda del nord in semifinale, non ci potrà essere più alcuno spareggio per il Mondiale il 31 marzo in casa della vincente di Galles-Bosnia, come il doloroso precedente della sconfitta di Palermo nel 2022 con la Macedonia del nord insegna: “È innegabile che per me la tensione ci sia. Solo uno senza sangue non la avvertirebbe. Ci andiamo a giocare quello che ci siamo meritati. Poi bisogna dimostrarlo sul campo. Il rigore sbagliato da Locatelli con la Juventus? Si può sbagliare, è capitato ai più grandi. Ma lui sta facendo molto bene e Spalletti sta facendo un grande lavoro”.
Il ricordo di Michele Haimovici
L’incontro in aula magna è stato preceduto da un emozionante ricordo di Michele Haimovici, scomparso un mese e mezzo fa a 54 anni, giornalista a lungo al seguito della Nazionale e nell’ufficio stampa dell’Associazione allenatori. La frase del suo commiato è comparsa sullo schermo, davanti a Gattuso, al presidente della Fig Gravina e al ds del Club Italia Buffon: “Perdete tempo a volervi bene”.
