Hansi Flick era arrivato a Barcellona con il bagaglio pieno di quei cliché che gli altri appiccicano ai tedeschi. Ognuno ha i propri. I tedeschi passano per freddi, quadrati, funzionali, gente che mette la vita in fila e considera l’emozione un’appendice. Flick sembrava perfetto per confermare il pacchetto dei luoghi comuni. È un uomo di poche parole e di pochi gesti, senza nessuna voglia di sedurre. Eppure, nel tempo trascorso a Barcellona è diventato una figura affettiva, non in senso sdolcinato, ma in quella maniera necessaria per ricostruire una squadra giovane con autorevolezza e serenità. Una postura poco teatrale. In Germania, dopo il naufragio con la Nazionale, sembrava ormai svuotato e fuori posto. A Barcellona è diventato un padre putativo per una banda di ragazzi. Con loro, prima di andare in campo, battere il Real e vincere il campionato, ha scelto di condividere la notizia appena ricevuta al telefono da casa. La morte di suo padre. La vita vera non è una sceneggiatura, ma il calcio ogni tanto produce queste coincidenze quasi insopportabili. È un aneddoto che nella sua drammaticità racconta il senso di un percorso, un cammino comune di un gruppo di lavoro che finiamo troppo spesso per valutare solo in base a un risultato. Nel suo caso: l’uscita di scena dalla Champions. Flick non è un allenatore carismatico nel modo classico. Non ha l’affabulazione di Guardiola, non è incendiario come Mourinho, non ha la risata contagiosa di Klopp. Flick naviga su un registro più comune e silenzioso. Una volta ha lasciato intendere che preferisce parlare inglese per restare un passo fuori dalla ragnatela di provocazioni e repliche sull’asse Barcellona-Madrid. Dopo anni di nervi scoperti, forse al Barça serviva proprio questo. Un adulto, non un profeta. Si è messo alla guida della ricostruzione di una storia, il recupero del patrimonio dei ragazzi della Masia, dopo la sbandata presa dal Barça per una vita da Real, quando il club si mise a spendere 148 mln per Dembélé, 135 per Coutinho, 120 per Griezmann, 86 per De Jong, 60 per Pjanic, finendo con i conti sottosopra, costretto a vendere e svendere tutto quel che poteva per non fallire. Prende troppi gol, e tanti sono gol facili – diciamo dai nostri divani. Ma ci sono lavori che hanno bisogno di tempo e che non si lasciano misurare dai cliché. Neppure se ti porti dietro il bagaglio del tedesco.
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I padri e i figli nel Flickelona
Angelo Carotenuto·

Nel tempo trascorso a Barcellona Hansi Flick è diventato una figura affettiva, non in senso sdolcinato, ma in quella maniera necessaria per ricostruire una squadra giovane con autorevolezza e serenità
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